Ferrante a TN: "In corso Europa non si può bloccare l'economia, ma ci atterremo ai risultati dei monitoraggi"
di Claudio Baffico
Genova è una città costruita su equilibri complessi, dettati dalla sua orografia e dalla presenza di bacini idrografici stretti e numerosi. Un assetto che, nel tempo, ha portato alla realizzazione di strade e infrastrutture poggiate su impalcati e attraversamenti di rii e corsi d’acqua, come nel caso di corso Europa, una delle principali arterie di collegamento cittadino.
Proprio su corso Europa si concentra in queste settimane l’attenzione per una serie di verifiche strutturali avviate a seguito di ispezioni ministeriali. "Corso Europa si snoda su impalcati, tutta Genova è costruita su impalcati. Eravamo pronti a emettere un’ordinanza – ha spiegato l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alle Infrastrutture – quando gli ispettori del Ministero ci hanno comunicato che dalle verifiche risultava coinvolta praticamente tutta la strada". Una situazione che ha imposto una riflessione più ampia: "Ora stiamo cercando il giusto equilibrio tra interesse pubblico e privato. Non possiamo permetterci di bloccare l’economia della città".
Secondo l’assessore, i monitoraggi saranno costanti e mirati, con interventi immediati qualora emergano criticità: "Se i tecnici dovessero indicare limiti stringenti, come il divieto ai mezzi pesanti, fosse anche oltre le otto tonnellate, si tratterebbe di prescrizioni insindacabili". Le ispezioni attualmente in corso, ha chiarito, sono tecniche ma non ancora approfondite sulle tolleranze strutturali: "Davanti ai risultati del monitoraggio, si dovrà rispettare quanto indicato e intervenire di conseguenza". Non si parla, però, di semplice manutenzione ordinaria: "Qui siamo di fronte a interventi di grande rilevanza economica. Il tema dei ristori post-Morandi sarebbe dovuto essere gestito diversamente, non pensando a opere ex novo, ma prima concentrandosi sulla messa in sicurezza di quelle preesistenti, considerando che in molti casi parliamo di infrastrutture precedenti alla costruzione del ponte Morandi".
Parallelamente, il Comune è impegnato in uno dei progetti più ambiziosi per la mobilità cittadina: quello dei quattro Assi di Forza, i corridoi dedicati al trasporto pubblico elettrico. "Per far funzionare davvero i filobus – ha sottolineato l’assessore – servono infrastrutture adeguate. Parliamo di cavidotti, trincee, sottoservizi: lavori indispensabili".
Il piano prevede l’entrata in servizio di circa 130 filobus, già acquistati, ma che rischiano di restare inutilizzati se le opere non verranno completate in tempo. "Abbiamo pochi mesi per realizzare i cavidotti, perché la scadenza è fissata al 30 giugno. Se non rispettiamo i tempi, una flotta nuova di zecca non servirebbe a nulla".
Un investimento complessivo che sfiora il mezzo miliardo di euro, di cui 110 milioni destinati all’acquisto dei mezzi, in un momento in cui AMT si trova a gestire una flotta rinnovata ma ancora penalizzata dall’assenza di corridoi dedicati.
"Gli Assi di Forza si chiamano così perché devono “forzare” un cambiamento – ha aggiunto –. L'amministrazione precedente, infatti, ha privilegiato il trasporto pubblico a quello privato. Oggi abbiamo filobus che rischiano di arrugginire perché non possono circolare". L’obiettivo è chiaro: creare corridoi di qualità che rendano il trasporto pubblico competitivo e realmente attrattivo. "Senza infrastrutture – ha concluso – nessuno sarà incentivato a lasciare l’auto e scegliere il mezzo pubblico".
Un doppio fronte, dunque, tra sicurezza delle infrastrutture esistenti e costruzione di una mobilità più moderna, che mette Genova davanti a scelte delicate ma strategiche per il futuro della città.
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