Il paradosso dell’energia solare cinese: abbondanza di pannelli, mercato in difficoltà
di R.C.
La crisi di Hormuz rilancia la domanda di fonti alternative, ma il settore fotovoltaico globale si confronta con un eccesso di capacità produttiva
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha riportato al centro dell’attenzione la vulnerabilità dei mercati energetici internazionali. Le tensioni geopolitiche e l’incertezza sulle forniture di petrolio e gas stanno spingendo governi, imprese e consumatori a cercare con maggiore urgenza soluzioni alternative ai combustibili fossili.
In questo contesto emerge però un apparente paradosso: mentre cresce la necessità di accelerare la transizione energetica, il mondo si trova già alle prese con un’eccedenza di pannelli solari, prodotta in larga parte dalla Cina.
Negli ultimi anni, infatti, l’industria cinese del fotovoltaico ha aumentato in modo massiccio la propria capacità produttiva, generando un’offerta che supera la domanda globale. Il risultato è un forte calo dei prezzi dei moduli solari, accompagnato da margini sempre più ridotti per i produttori e da crescenti difficoltà economiche per molte aziende del settore.
Secondo l’analisi di Adam Tooze pubblicata dal Financial Times, questa situazione evidenzia le contraddizioni della transizione energetica globale: da un lato la necessità di espandere rapidamente le energie rinnovabili, dall’altro gli squilibri industriali e commerciali derivanti dalla concentrazione della produzione in un numero limitato di Paesi.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la diffusione delle tecnologie pulite, ma anche la costruzione di filiere sostenibili e resilienti, capaci di garantire sicurezza energetica, competitività industriale e stabilità economica nel lungo periodo.
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