"Ovunque e comunque" non è solo uno slogan: restare uniti davanti alle prime difficoltà

di Gessi Adamoli

Già svanito l'effetto Blessin e di conseguenza quello della nuova proprietà americana? E' straordinario notare come i primi passaggi a vuoto del tecnico tedesco permettano di capire che insospettatamente Enrico Preziosi conservi ancora tante vedove, nonostante negli anni abbia svuotato il Genoa di quelli che dovrebbero essere i suoi valori imprescindibili: dignità, orgoglio, senso di appartenenza. Tra l'altro barattati con salvezze risicate all'ultimo secondo dell'ultima partita di campionato e delle quali andare tutt'altro che fieri.

Lo striscione “ovunque e comunque” non è un vezzo, uno slogan buttato lì tanto per fare folclore. Sino a quando quei valori non saranno traditi, i tifosi sono disposti a seguire il Genoa anche nell'inferno della serie B. Certo i 777 si sono presi una bella responsabilità. Economica, ma anche e soprattutto sportiva. I tifosi sono convinti che, dopo tanti anni di oblio, possa davvero esistere un futuro migliore. Quello dove il diciassettesimo posto non sia l'obiettivo di ogni stagione, dove i giocatori migliori non siano regolarmente venduti (alcuni addirittura a gennaio senza nemmeno fargli terminare la stagione) e dove le promesse del settore giovanile possano arrivare a giocare a Marassi senza essere cedute dopo una manciata di apparizioni in prima squadra.

A proposito dell'aspetto economico, il contenzioso tra la proprietà americana e Preziosi era ampiamente atteso. Sono spuntati debiti non previsti, almeno così sostengono i nuovi proprietari. Del resto perché, anche in occasioni di altre trattative, Preziosi sarebbe sempre stato riluttante fare la famosa due diligence e a mostrare le carte?

La palla passa ora agli avvocati, ma ai tifosi la palla che ora interessa di più è quella di cuoio. La sconfitta con la Lazio non ha avuto ripercussioni sulla classifica (e non l'ha avuta nemmeno quella con la Lazio perché anche Cagliari e Venezia continuano a perdere), ma ha invece avuto effetti devastanti su quell'autostima che Badelj e compagni aveva così faticosamente riacquisito. Alla prima difficoltà sono così venute a mancare quelle certezze che avevano contraddistinto il cammino del Genoa di Blessin sino a Verona e la squadra con la fiducia ha perso anche le giuste distanze in campo, la compattezza e l'organizzazione di gioco.

Tra Genoa e Lazio i punti di differenza in classifica sono 33 e si sono visti tutti. L'inizio era stato promettente anche se la squadra rossoblù nelle ultime due partite sembra aver smarrito quella furia agonistica che era il marchio di fabbrica del calcio di Blessin. Il gegenpressing è un po' annacquato e, perdendo il suo furore agonistico, il Genoa è tornato soprattutto ad essere una squadra con enormi limiti tecnici e senza attacco.

Non si può però sorvolare sull'ennesimo episodio arbitrale avverso. Prima i rigori negati a Destro e a Portanova, domenica il fallo di Acerbi che abbatte Piccoli lanciato a rete. Tutti nell'area con la gradinata Sud alle spalle. Solo una coincidenza? Forse, ma è possibile che se questi episodi si fossero verificati sotto la Nord forse gli arbitri quelle decisioni le avrebbero prese con un po' meno di leggerezza. L'intervento di Acerbi su Piccoli è al limite dell'area. Certamente l'attaccante rossoblù ha il piede d'appoggio qualche centimetro fuori dall'area di rigore, l'altro che viene colpito dal difensore è sollevato ed è quasi impossibile stabilire se sia dentro e fuori area o sulla linea che, com'è noto, fa parte dell'area. La cosa certa è che si tratta di un chiara occasione da gol. Manganiello si è giustificato dicendo che invece “non può essere chiara occasione da gol in quanto Piccoli non aveva la disponibilità della palla”. Ma l'avrebbe avuta se non fosse stato abbattuto da Acerbi. E perché per caso l'aveva Abraham quando all'Olimpico era stato “strangolato” da Ostigard? Prima del Processo del Lunedì, anticipato a ieri sera, Dossena per capire quale linea seguire ha chiamato l'ex arbitro internazionale Andrea De Marco che ha confermato: rosso tutta la vita. Ed il Var trattandosi di un potenziale rosso diretto aveva la facoltà di intervenire.

No, questo con gli arbitri non è decisamente un anno fortunato. Ma nessuno rimpiange la stagione 2019-20, quando per salvarsi all'ultima giornata il Genoa calciò 14 rigori. Persino di più della Juventus campione d'Italia. Ma torniamo al discorso iniziale: dignità, orgoglio e senso di appartenenza per i tifosi del Genoa non hanno prezzo. Meglio una nuova politica societaria e qualche rigore di meno.