Orlando: "Il tormentone sul leader del centrosinistra spegne l'entusiasmo post referendum"

di Redazione

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L'ex Ministro del Pd: "Silvia Salis è comunque una risorsa da coinvolgere nella sfida"

Orlando: "Il tormentone sul leader del centrosinistra spegne l'entusiasmo post referendum"

GENOVA - "Al momento mi sembra evidente che i singoli leader delle forze politiche pensano ad altro. Salis è comunque una risorsa da coinvolgere nella sfida. Ha ragione però, lei come altri, che se non interrompiamo questa discussione e ci infiliamo in un tormentone sulla leadership rischiamo di spegnere quell'entusiasmo che si è determinato col referendum. Decideremo insieme, anche in base alla legge elettorale". Lo dice l'ex ministro del Lavoro ed esponente Pd, Andrea Orlando, in una intervista a La Stampa.

"Non mi pare ci siano condizioni di cambiare legge elettorale quando sostanzialmente la legislatura è politicamente finita - ha detto -. E' molto forte il rischio di una riforma costruita su misura della destra, non credo sia un terreno sul quale avventurarsi. Tra l'altro c'è un aspetto da non  sottovalutare. Come diceva Gramsci, quando il vecchio mondo muore e il nuovo stenta ad affermarsi maturano situazioni morbose. Temo che la

destra non si ritirerà in buon ordine - aggiunge Orlando - tenderà a polarizzare e ad occupare sistematicamente ogni spazio di potere, in modo ancora più accentuato. Dobbiamo  far subito emergere la possibile alternativa, altrimenti il Paese rischia di pagare un prezzo altissimo nell'anno difficile che abbiamo di fronte, tra guerre e crisi economica".

Orlando prosegue: "Anche prima del referendum si parlava del rischio di escludere un pezzo di partito, e quindi di società, che guardava al sì. Non mi pare sia accaduto. Bisogna sempre cercare di evitare ogni rottura, mantenendo sempre la mano tesa. Va però ricordato che la linea seguita non

è frutto di arbitrio ma della vittoria al congresso, con una maggioranza oggi significativamente allargata. E' sempre sbagliato sottovalutare il malessere di chi se ne va. Ma mi sembra soprattutto un dibattito alimentato dai giornali".


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