Omicidio di Chiavari, ora spunta l'ombra dei sinti piemontesi
di Fabio Canessa
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Orazio Pino andava spesso tra Valenza e Alessandria: ecco l'altra pista degli inquirenti
Orazio Pino, l'ex pentito di mafia ucciso in un parcheggio a Chiavari martedì sera, andava spesso in Basso Piemonte, tra Valenza e Alessandria, per affari e lì potrebbe avere intessuto rapporti con persone di giri non proprio cristallini che gravitano intorno al mondo dei compra-oro.
È l'altra pista battuta dagli investigatori della squadra mobile di Genova, agli ordini del primo dirigente Marco Calì, oltre a quella dei rapporti personali. Gli investigatori stanno passando al setaccio i contatti del telefono di Pino a caccia di una traccia.
L'ex pentito potrebbe avere avuto conflitti di lavoro con qualche venditore di gioielli oppure potrebbe avere fatto uno sgarro a famiglie di etnia sinti che poi potrebbero avere messo in piedi una vera e propria vendetta.
All'indomani dell'omicidio, gli inquirenti, coordinati dal pm Silvia Saracino, avevano sottoposto allo stub la ex socia, che aveva denunciato l'ex pentito lo scorso anno per un furto di gioielli, il suo nuovo fidanzato, il fratello di lei e un altro paio di persone. Il killer, è una ipotesi degli investigatori, potrebbe avere studiato le abitudini di Pino e organizzato nei minimo dettagli l'omicidio e per questo potrebbe essere contestata anche la premeditazione.
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