Olly amarcord, a 11 anni diceva: "Sport o musica? Vorrei continuare col rugby"

di Stefano Rissetto

2 min, 35 sec

Dopo le tre serate trionfali al Ferraris, riemerge un'intervista del 2011 in un libro sugli allora giovanissimi talenti della palla ovale

Olly amarcord, a 11 anni diceva: "Sport o musica? Vorrei continuare col rugby"

Chissà se Federico Olivieri, in arte Olly, in una qualsiasi delle tre serate al Ferraris, davanti a novantamila persone, ha pensato a quel se stesso di quattordici anni fa, quando era un promettente rugbista undicenne, già capitano della Under 10 del CUS Genova, e diceva: "Se un giorno dovessi scegliere tra lo sport e la musica vorrei continuare col rugby".

Il passato sportivo dell'artista, che gli ex compagni di squadra ricordano come un talento con prospettive da nazionale ma che fu frenato da problemi alla schiena, riemerge dalle pagine de Il popolo ovale - Dieci storie di rugby italiano, scritto da Francesco Costantino e uscito per Possibilia nel 2012, un'inchiesta sui giovanissimi talenti di allora. Una di queste storie è appunto quella del futuro vincitore del Sanremo 2025; e forse a lui stesso verrà un po' di... balorda nostalgia, rivedendosi nel ragazzino che diceva: "Il rugby mi piace perché mi dà l'idea di un gioco di squadra e anche se si perde si sentono delle emozioni che non ho mai provato in nessun'altra esperienza. Innanzitutto c'è un forte legame tra i giocatori, la voglia di giocare e di portare al trionfo la propria squadra. Mi piace giocare al calcio ma non mi piacciono i giocatori e il loro carattere. Sono volgari e scontrosi con l'arbitro. Sono tifoso della Sampdoria".

"A me piacerebbe - era il desiderio del giovanissimo Federico - giocare in prima o seconda linea, un ruolo di sfondamento. Ma mio nonno dice che il pilone non è un ruolo adatto a me, i piloni devono essere bassi e col bacino basso, io invece sono alto e mi piace calciare".

Un genio ha scritto che Dio si diverte ad ascoltare i progetti che facciamo per il futuro. Vale lo stesso per Federico che sognava: "Se un giorno dovessi scegliere tra lo sport e la musica vorrei continuare col rugby. Vado in prima media alla Barrili-Paganini di Genova, la scuola legata al conservatorio dove sono entrato con la viola. Da grande vorrei fare il cuoco o il medico".

Che cosa portò Olly al rugby? Intanto una tradizione di famiglia: "Mio nonno è molto amico di Marco Bollesan ed è stato accompagnatore del Cus, mi dice sempre che per fare rugby bisogna concentrarsi solo su quello". Gli idoli non erano musicisti o cantanti, ma sportivi: "Ammiravo Jonah Lomu, mi piace molto Sergio Parisse perché nonostante tutto non si abbatte mai e continua a giocare. Lui ha il vero carattere del capitano. Io ero capitano della Under 10, per me è stata una cosa speciale e un grande onore. Significa avere delle qualità che ti permettono di guidare i compagni. Ordinare la squadra, organizzarla e dare spirito, continuare e cercare di recuperare quando si prende una meta".

"In futuro vorrei continuare a giocare - diceva - se il mio lavoro dovesse consentirlo". E' andata diversamente. Olly rimane sulla copertina del libro, la prima di tante copertine e prime pagine, mentre tenta di placcare un coetaneo nella polvere di un Carlini ancora privo del manto in sintetico. Già, come dice la canzone? E' stata tutta vita.

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