Nuovo Ferraris, l'allarme dei commercianti: “Le attività della zona meritano rispetto. Il Comune resti regia attiva del progetto”

di Luca Pandimiglio

“Se all’interno dello stadio verranno inseriti numerosi bar e ristoranti le persone resteranno dentro l’impianto e tutto ciò che è cresciuto attorno allo stadio perderà la propria funzione economica”

GENOVA - La ristrutturazione dello stadio Luigi Ferraris è considerata necessaria e attesa da anni. Ma il progetto legato al futuro dell’impianto preoccupa il tessuto commerciale di Marassi, soprattutto per l’ipotesi di realizzare circa 10mila metri quadrati di nuovi spazi commerciali all’interno dello stadio.

A esprimere le perplessità dei commercianti sono stati Umberto Solferino, presidente della consulta dei CIV di Confcommercio, e Luca Bencivenga, intervenuti da Corso De Stefanis per chiedere maggiore attenzione da parte dell’amministrazione pubblica.

Secondo Solferino, il nodo centrale non è la riqualificazione dello stadio in sé, ritenuta “importante e necessaria”, ma il rischio che il progetto possa trasformarsi nell’ennesima operazione commerciale scollegata dal territorio. “Negli anni abbiamo già visto situazioni simili in altre aree della città – ha spiegato – e la nostra preoccupazione è che l’amministrazione resti regia attiva dell’intervento, vigilando su ogni passaggio e fissando parametri chiari e invalicabili”.

Il timore principale riguarda l’impatto sui negozi di vicinato. Per i rappresentanti del CIV, la nascita di nuove attività commerciali e di ristorazione all’interno dello stadio potrebbe sottrarre clienti alle attività storiche del quartiere, che oggi vivono anche grazie al flusso dei tifosi nelle giornate di partita.

“Marassi è una delle poche zone di Genova che ha ancora un forte tessuto commerciale tradizionale – ha sottolineato Bencivenga –. Qui resistono negozi storici, botteghe e attività di vicinato che altrove hanno già abbassato le serrande. Un nuovo centro commerciale sarebbe un danno non solo per i commercianti, ma anche per i cittadini”.

Particolarmente delicata, secondo i rappresentanti dei CIV, sarebbe la questione della ristorazione. “Se all’interno dello stadio verranno inseriti numerosi bar e ristoranti – ha osservato Solferino – le persone resteranno dentro l’impianto e tutto ciò che è cresciuto attorno allo stadio perderà la propria funzione economica”.

I commercianti chiedono quindi che gli eventuali nuovi spazi vengano destinati ad attività compatibili con il quartiere e con la vocazione dello stadio: palestre, servizi sportivi, medicina dello sport, cultura, musica e aree dedicate agli eventi. “Le possibilità sono tante – spiegano – ma devono essere sostenibili e non entrare in conflitto con il commercio locale”.

Bencivenga ha inoltre ribadito la necessità di una ristrutturazione “degna” del Ferraris, definendo l’impianto ormai in condizioni “pessime” dopo l’ultimo grande intervento realizzato per i Mondiali del 1990. Tuttavia, ha precisato che il quartiere non vuole “né l’ennesimo supermercato né un altro centro commerciale”.

Tra le richieste avanzate c’è anche quella di creare protocolli che garantiscano una corsia preferenziale agli operatori economici del territorio, evitando che eventuali investimenti vengano affidati esclusivamente a realtà esterne. “Chi lavora qui da decenni – ha detto Solferino – merita rispetto e la possibilità di investire ancora nella propria zona”.

Sul tavolo resta anche il tema della convivenza tra lo stadio e i residenti. Se da una parte molti commercianti beneficiano dell’indotto delle partite, dall’altra una parte del quartiere vive già oggi con difficoltà la presenza dell’impianto nel cuore di Marassi. Proprio per questo, secondo i CIV, sarà fondamentale trovare un equilibrio tra riqualificazione, sostenibilità economica e tutela della vita del quartiere.

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