Nuovo Ferraris, ecco il progetto. Sindaca Salis: "Genova merita uno stadio degno della sesta città d'Italia"

di Luca Pandimiglio

5 min, 56 sec

La sindaca: "Il quartiere di Marassi sarà dotato di nuove opportunità". Genoa e Sampdoria: "Avviato contatti con investitori istituzionali"

La riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris entra in una fase decisiva, tra sviluppo progettuale e confronto istituzionale. Il progetto, elaborato dallo studio Officina Architetti su incarico delle società calcistiche genovesi, si intreccia con il percorso amministrativo guidato dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, che ne ha ribadito il valore strategico per la città. “Siamo in una fase di continua discussione con la società Genova Stadium”, ha spiegato la sindaca, ricordando come lo scorso 12 febbraio la giunta abbia già dichiarato l’interesse pubblico sull’intervento.

Il prossimo passaggio sarà la conferenza dei servizi decisoria, definita “la sede fondamentale” per valutare nel dettaglio la proposta, anche alla luce della documentazione tecnico-economica in fase di completamento. Nonostante qualche ritardo nella consegna dei documenti, il cronoprogramma resta compatibile con l’obiettivo di Euro 2032. “I tempi sono rispettati”, ha assicurato Salis, sottolineando l’importanza di arrivare pronti a un appuntamento che richiede impianti all’altezza degli standard internazionali. Il progetto di riqualificazione punta a trasformare profondamente il Ferraris, mantenendone però l’identità storica. Uno degli elementi simbolo è il recupero di Villa Piantelli, preesistente allo stadio e destinata a tornare centrale nel nuovo assetto, come spazio pubblico integrato e connesso al quartiere. Dal punto di vista architettonico, l’intervento interviene su criticità storiche dell’impianto: visibilità ridotta, gradinate non più a norma, vie di fuga insufficienti e carenza di servizi. La soluzione principale prevede lo spostamento delle scale all’esterno, liberando spazi interni da destinare a nuove funzioni come aree commerciali, ristorazione, hospitality e skybox. L’obiettivo è chiaro: non solo uno stadio più sicuro ed efficiente, ma anche uno spazio vissuto ogni giorno. “Vogliamo un’infrastruttura moderna, integrata con il tessuto urbano, che non viva solo durante le partite ma che si apra a spettacoli e concerti”, ha ribadito la sindaca. Un punto fermo dell’amministrazione riguarda la proprietà pubblica dell’impianto.

“Vogliamo che lo stadio venga ristrutturato ma resti pubblico”, ha sottolineato Salis, marcando la distanza rispetto alle ipotesi della precedente giunta, che prevedevano la vendita dell’impianto. Il modello attuale prevede invece una concessione in diritto di superficie a lungo termine, a fronte di un investimento significativo da parte delle società. Il progetto ambisce anche a diventare un motore di rigenerazione urbana per il quartiere di Marassi, offrendo nuovi servizi e spazi aperti alla cittadinanza. “Vogliamo uno stadio che possa dotare il quartiere di nuove opportunità”, ha aggiunto la sindaca. Esperienze simili sono già in corso in altre città italiane. “Parma sta seguendo un percorso analogo al nostro”, ha ricordato Salis, sottolineando come il tema della modernizzazione degli impianti sportivi sia ormai centrale a livello nazionale.

Al di là degli Europei del 2032, resta una convinzione condivisa: “Che arrivino o no, la nostra città merita uno stadio degno della sesta città d’Italia”. Un obiettivo ambizioso, che passa da un equilibrio delicato tra innovazione, sostenibilità e rispetto del contesto urbano.

“Partiamo dal tema delle quote di partecipazione: il nostro obiettivo è che rimangano pari per Genoa e Sampdoria - ha proseguito la sindaca - garantendo che entrambe possano utilizzare lo stadio in maniera equa e continuativa. È fondamentale che la gestione sia contrattuale, in modo da poter intervenire qualora gli accordi non venissero rispettati, assicurando la proprietà e il controllo dell’impianto. Per quanto riguarda i parcheggi, gli uffici della mobilità hanno richiesto di limitarne l’uso, vista la carenza cronica nell’area, e questa condizione dovrà essere rispettata nel progetto finale".

Salis ha aggiunto: "Per quanto riguarda i posti a sedere, chi ha esperienza nel settore sportivo sa che ristrutturare un impianto esistente senza aumentare la superficie comporta necessariamente una diminuzione dei posti, perché le norme di sicurezza, le vie di fuga, l’antincendio e l’accessibilità per le persone con disabilità diventano sempre più stringenti. È una questione di civiltà e di rispetto delle regole: chi ristruttura un impianto deve prevedere spazi adeguati e sicuri. Non si tratta di scelta arbitraria, ma di conformarsi a standard nazionali e internazionali, soprattutto per rendere lo stadio competitivo per grandi manifestazioni sportive".

Alberto Bosco, direttore operativo della Sampdoria, a nome di entrambe le società, ha detto: "Per quanto riguarda la struttura finanziaria dell’operazione, abbiamo presentato un piano preliminare che illustra gli importi e le modalità di finanziamento. Come ha spiegato la sindaca, si tratta di un project financing: a essere finanziato sarà il veicolo di scopo, Genova Stadium, che costruirà lo stadio. La prima garanzia del rimborso del debito sarà costituita dai flussi di ricavi generati dalla gestione dello stadio. Siamo ancora in fase preliminare, ma abbiamo già avviato contatti con investitori istituzionali, quelli che normalmente supportano operazioni di questo tipo. In sostanza, il finanziamento riguarda il progetto e non le società coinvolte”.

L'architetto Hembert Peñaranda, autore del progetto di restyling dello stadio, spiega: “Villa Piantelli all’interno dello stadio Luigi Ferraris è molto importante. Prima dello stadio c’era la villa, poi si è sviluppato un campo da calcio e successivamente gli spalti, quindi inserire la villa significa tornare alle origini dello stadio. Lo stadio ha avuto grandi trasformazioni, soprattutto durante il Mondiale ’90, e oggi si trova in un contesto urbano molto denso, tra il carcere e le unità abitative. Gli obiettivi principali sono tre: portare lo stadio a categoria 4 con tutti i servizi richiesti oggi, integrare il quartiere, e progettare rispettando i vincoli esistenti come il Bisagno, il carcere e la struttura stessa dello stadio. Abbiamo liberato lo spazio interno, portato le scale all’esterno per sicurezza, creato spazi commerciali aperti durante la settimana, e reso centrale la Villa Piantelli come elemento storico e funzionale. Il progetto prevede il riassetto delle gradinate, la sicurezza delle vie di fuga, l’inserimento di skybox e hospitality, e spazi accessibili ai veicoli pesanti. Le nuove strutture saranno prefabbricate per ridurre i tempi e permettere l’uso dello stadio durante le partite. L’obiettivo è restituire alla città uno stadio integrato, moderno, sicuro e vivo ogni giorno, non solo durante gli eventi sportivi”.


È intervenuto anche il direttore generale del Genoa Flavio Ricciardella: “Quello della capienza è un tema a cui abbiamo prestato molta attenzione, avendo quasi sempre lo stadio pieno e consapevoli dell’importanza dei nostri tifosi all’interno dello stadio. Sono d’accordo con quanto detto dalla sindaca: la riduzione dei posti è dovuta all’adeguamento alle norme. Per dare dei numeri, si tratta di circa 1.600 posti in meno, ma va considerato che già attualmente circa 950 posti non vengono messi in vendita per problemi di visibilità. In pratica, la riduzione effettiva è di circa 600 posti, un sacrificio inevitabile per garantire sicurezza e rispetto delle norme”.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.

Galleria