Nuovo Ferraris, Beghin rassicura: "Non sarà un centro commerciale, ma un motore per Genova"

di Luca Pandimiglio

Beghin ha rilanciato la visione di un Ferraris moderno e multifunzionale, aperto anche a concerti e iniziative culturali

La riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris continua a far discutere cittadini, residenti e commercianti del quartiere di Marassi. A intervenire sul tema è stata Tiziana Beghin, che ha voluto chiarire obiettivi e limiti del progetto, cercando di rassicurare il tessuto commerciale della zona.

Secondo Beghin, le preoccupazioni dei negozianti sono “assolutamente comprensibili”, soprattutto alla luce dell’esperienza del Waterfront di Levante, dove — ha ricordato — i 15mila metri quadrati inizialmente annunciati come spazi tematici si sono poi trasformati in una vera e propria galleria commerciale generalista.

L’assessora ha però sottolineato come il paragone con il Ferraris non sia corretto. “L’ex Palasport ha una capienza di circa 4mila persone e oggi non viene utilizzato con continuità tale da generare nuovi flussi commerciali”, ha spiegato. Diverso invece il progetto del nuovo stadio, che punta a diventare una struttura viva durante tutto l’anno, ospitando non solo le partite di Genoa e Sampdoria, ma anche concerti, eventi sportivi internazionali e manifestazioni di grande richiamo.

“L’obiettivo è intercettare un pubblico molto più ampio, anche da fuori regione”, ha detto Beghin, evidenziando come la presenza di oltre 30mila spettatori renda differente il rapporto tra superfici commerciali e capacità dello stadio rispetto al Waterfront.

Uno dei punti più delicati riguarda proprio gli spazi commerciali interni al Ferraris. Su questo l’assessora ha precisato che le superfici di vendita previste saranno tre e dedicate esclusivamente al settore sportivo. Nessun centro commerciale, dunque, all’interno dell’impianto. Più articolata invece la questione relativa alla somministrazione di cibo e bevande, ritenuta necessaria per sostenere eventi di grande portata.

“Con concerti e manifestazioni importanti bisogna garantire servizi adeguati”, ha spiegato, aggiungendo però che il Comune è pronto a formalizzare atti specifici per chiarire definitivamente i limiti dell’operazione e rassicurare commercianti e residenti.

Beghin ha inoltre rimarcato la differenza tra l’approccio dell’attuale amministrazione e quello precedente. “La scorsa amministrazione era pronta a vendere l’operazione al costruttore del Waterfront. Noi invece puntiamo a concedere un diritto di superficie, che è completamente diverso dalla vendita dello stadio”. Una scelta che, secondo l’assessora, garantisce al Comune il controllo dell’impianto nel lungo periodo.

Il progetto, che supera i 100 milioni di euro di investimento, dovrebbe svilupparsi attraverso una partnership pubblico-privata. In questa fase prosegue il percorso partecipativo con commissioni e incontri pubblici, mentre si attende anche l’eventuale manifestazione di interesse da parte degli operatori che realizzeranno concretamente l’intervento. Intanto il consorzio formato da Genoa e Sampdoria ha già presentato il proprio progetto. L’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare pronti agli Europei del 2032, anche se — ha ammesso Beghin — i tempi sono già molto stretti.

L’assessora ha poi affrontato il tema del rapporto tra stadio e quartiere, spesso al centro delle polemiche per i disagi legati a traffico, parcheggi e afflusso di persone. “Bisogna trovare un equilibrio tra residenti e attività commerciali”, ha detto, sostenendo però che uno stadio aperto più giorni all’anno possa rappresentare un’opportunità economica per tutta l’area. “L’importante è far arrivare le persone”, ha spiegato, sottolineando che poi saranno le attività del territorio a poter beneficiare dei flussi generati dagli eventi.

Infine, Beghin ha rilanciato la visione di un Ferraris moderno e multifunzionale, aperto anche a concerti e iniziative culturali. “Genova negli ultimi anni è stata spesso esclusa dai grandi eventi perché lo stadio non era adeguato tecnologicamente”, ha osservato.

A sostegno della sua tesi, l’assessora ha citato i dati legati al concerto di Charlotte de Witte: secondo le prime analisi basate sulle transazioni elettroniche, nella giornata dell’evento si sarebbe registrato un aumento del 25% degli acquisti nell’area, salito al 35% considerando gli stranieri. “Questi sono numeri impressionanti — ha concluso — ed è questo che fa bene alla nostra città”.

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