Nucleare, il ritorno in Italia è ancora lontano: primi effetti attesi non prima del 2040
di R.S.
I progetti allo studio si basano sugli Small Modular Reactors (SMR), impianti più compatti rispetto alle centrali tradizionali
L’Italia ha riaperto il dossier nucleare e sta valutando il possibile impiego dei reattori modulari di nuova generazione per affiancare le fonti rinnovabili nella produzione di energia. Tuttavia, secondo le stime attuali, il contributo del nucleare al sistema energetico nazionale richiederà ancora molti anni prima di diventare concreto.
I progetti allo studio si basano sugli Small Modular Reactors (SMR), impianti più compatti rispetto alle centrali tradizionali e considerati da diversi Paesi una delle possibili soluzioni per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni. Si tratta però di una tecnologia ancora in fase di sviluppo: nel mondo esistono soltanto poche installazioni operative, mentre numerosi progetti sono ancora sulla carta o in fase di realizzazione.
Tra i Paesi del G7, il progetto più avanzato è quello canadese, dove è in costruzione una centrale composta da quattro reattori modulari. L’avvio della produzione di energia è previsto intorno al 2030.
Anche in Italia i tempi si annunciano lunghi. Secondo le ipotesi contenute nei piani energetici nazionali, il nucleare potrebbe coprire una quota limitata del fabbisogno elettrico entro il 2040, intorno al 3,5%, mentre il ruolo principale nella produzione di energia continuerà a essere svolto dalle fonti rinnovabili. Solo nel decennio successivo il contributo degli impianti nucleari potrebbe crescere, arrivando a superare il 10% del mix energetico nazionale.
Restano inoltre aperte diverse questioni tecniche ed economiche, dai costi di costruzione alla disponibilità del combustibile. I reattori di nuova generazione richiedono infatti particolari tipologie di uranio arricchito, oggi prodotte e commercializzate quasi esclusivamente dalla Russia, un elemento che pone interrogativi sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sull’autonomia energetica europea.
Il ritorno del nucleare in Italia appare dunque possibile ma ancora distante nel tempo: prima di vedere i primi effetti sulle bollette e sulla produzione di energia serviranno investimenti, nuove infrastrutture e soprattutto tempi di realizzazione che si misurano in decenni più che in anni.
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