Nucleare, partita strategica da 46 miliardi: l’industria italiana guarda all’Europa
di R.S.
Gli addetti ai lavori ribadiscono l’importanza di costruire una filiera italiana solida e competitiva, capace di trasformarsi in una vera e propria catena del valore
Prosegue in Parlamento l’iter della legge delega sul nucleare, un passaggio considerato cruciale per ridefinire il ruolo dell’Italia nel nuovo scenario energetico europeo. Secondo le stime del settore, il ritorno al nucleare potrebbe tradursi in un’opportunità economica da circa 46 miliardi di euro per l’industria nazionale, aprendo spazi rilevanti in termini di investimenti, innovazione tecnologica e occupazione qualificata.
Gli addetti ai lavori ribadiscono l’importanza di costruire una filiera italiana solida e competitiva, capace di trasformarsi in una vera e propria catena del valore all’interno dei programmi nucleari europei. Dalla progettazione alla componentistica, dalla manutenzione alla ricerca avanzata, l’obiettivo è posizionare le imprese italiane come partner strategici nei futuri sviluppi del nucleare di nuova generazione, a partire dagli small modular reactor (SMR).
Nel dibattito parlamentare, la legge delega viene letta come il primo passo per creare un quadro normativo chiaro e stabile, indispensabile per attrarre capitali e favorire la pianificazione di lungo periodo. Un contesto regolatorio certo consentirebbe alle aziende italiane di agganciarsi ai grandi programmi europei, evitando di restare ai margini di una trasformazione energetica che coinvolgerà l’intero continente nei prossimi decenni.
Tra sostenibilità, competitività industriale e sicurezza degli approvvigionamenti, il nucleare torna così al centro dell’agenda politica ed economica. Una sfida complessa, ma che per l’industria italiana potrebbe trasformarsi in una delle più importanti occasioni di sviluppo del prossimo futuro.
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