“Non sono altro che Chicco”: il racconto di Don Roberto Fiscer tra sofferenza, fede e giovani

di Luca Pandimiglio

Il titolo del libro racchiude già il cuore del messaggio: “Chicco” rappresenta un’immagine di delicatezza e leggerezza, con cui l’autore si avvicina a storie spesso segnate dalla sofferenza

Don Roberto Fiscer presenta il suo nuovo libro "Non sono altro che Chicco". Il titolo del libro racchiude già il cuore del messaggio: “Chicco” rappresenta un’immagine di delicatezza e leggerezza, con cui l’autore si avvicina a storie spesso segnate dalla sofferenza. Non si tratta di osservare da lontano, ma di entrare in punta di piedi nella vita delle persone, condividendo il loro dolore. L’ispirazione nasce anche da un riferimento evangelico: il chicco che, solo morendo, può portare frutto. Un invito a non fuggire dalla sofferenza, ma a restare accanto a chi la vive.

Vent’anni di incontri e testimonianze

Il libro nasce dalla richiesta di raccontare vent’anni di esperienze tra ospedali, carcere e altre realtà difficili. Don Fiscer ha scelto di farlo con uno stile semplice ma profondo, evitando ogni retorica e lasciando spazio alle storie. Tra gli episodi più significativi, racconta quello di una ragazza alle prese con due “voci” interiori: una che le insegna che tutto, persino l’amore, va meritato; l’altra che le rivela invece che l’amore non si conquista, ma si accoglie. Un passaggio che mette in luce una verità fondamentale: l’amore autentico non si compra né si guadagna, ma si riceve.

Fede e social: un ponte con i giovani

Don Fiscer è molto seguito anche sui social, dove propone contenuti ironici, diretti e accessibili. Secondo lui, la presenza della Chiesa nel mondo digitale è fondamentale per ridurre la distanza con i giovani.

Se oggi esiste un divario tra istituzioni e nuove generazioni, i social possono diventare uno strumento per “ricucire” questo strappo. Il segreto, spiega, è mostrarsi autentici, non giudicanti e capaci di condividere anche le proprie fragilità.

Un messaggio che parla ai ragazzi

Proprio i giovani sono al centro del suo impegno. Don Fiscer sottolinea come i ragazzi abbiano bisogno di adulti che camminino al loro fianco, non che li giudichino o li guidino da lontano.

In un mondo in cui spesso i giovani sono più criticati che sostenuti, diventa fondamentale offrire loro fiducia e presenza. Un messaggio che emerge con forza anche dalle collaborazioni nate sul territorio, come quella con l’ex portiere Salvatore Soviero, coinvolto in progetti educativi e sociali.

Tra ironia e profondità

Non manca anche una vena ironica, come dimostrano i riferimenti calcistici e le citazioni ricevute nel tempo, tra cui quella della giornalista Selvaggia Lucarelli, che lo ha definito un esempio di comunicazione efficace per la Chiesa.

Tra battute sul Genoa e sulla Sampdoria, emerge comunque un tratto distintivo: la capacità di unire leggerezza e profondità, senza mai perdere di vista il messaggio centrale.

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