Navi Radjou: “Il capitalismo ha esaurito la sua spinta. Il futuro è nell’economia frugale ed ecosostenibile”
di R.S.
Secondo Radjou, il futuro sarà caratterizzato da una pluralità di economie frugali, adattate alle specificità dei diversi contesti territoriali.
Il capitalismo, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi decenni, non è più in grado di rispondere alle sfide ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo. Ne è convinto Navi Radjou, ricercatore e autore del libro Economia frugale, che in un'intervista a Wired propone un nuovo paradigma fondato su cooperazione, distribuzione delle risorse e rigenerazione dei territori.
Intervenendo a The Big Interview, Radjou ha delineato i limiti strutturali dell’attuale modello economico, accusato di incentivare la competizione esasperata, concentrare ricchezza e potere in pochi grandi poli produttivi e basarsi su una logica estrattiva che consuma risorse naturali finite. Un sistema che, secondo l’esperto, ha ormai raggiunto i propri limiti e richiede una profonda trasformazione.
L’alternativa proposta è quella dell’economia frugale, un modello che punta a creare valore attraverso la condivisione delle risorse, la produzione distribuita e la rigenerazione ambientale e sociale. Non si tratta, sottolinea Radjou, di una teoria astratta, ma di un cambiamento già visibile in molte realtà europee.
Tra gli esempi citati figura il caso di Brescia, dove imprese siderurgiche e fonderie collaborano attraverso sistemi di recupero e riutilizzo delle risorse. Materiali di scarto e calore industriale vengono reinseriti in nuovi cicli produttivi o utilizzati per servizi destinati alla comunità, trasformando ciò che era un rifiuto in una risorsa. Un modello che dimostra come la cooperazione tra aziende possa generare benefici economici e ambientali allo stesso tempo.
Contrariamente a chi guarda con preoccupazione all’ascesa dell’intelligenza artificiale, Radjou considera le nuove tecnologie uno strumento capace di accelerare questa transizione. L’AI, spiega, può facilitare la collaborazione tra imprese, migliorare la gestione delle filiere produttive e rendere più efficienti i processi industriali, favorendo sistemi economici più flessibili e resilienti.
Al centro della sua visione ci sono però soprattutto i territori. Le innovazioni più significative, sostiene, non nasceranno necessariamente nelle grandi capitali finanziarie o tecnologiche, ma nei distretti industriali, nelle piccole città e nelle comunità locali. È qui che prende forma quella che definisce “mesoeconomia”, una dimensione intermedia tra macro e microeconomia in cui imprese, cittadini e istituzioni collaborano per costruire modelli di sviluppo più sostenibili.
Secondo Radjou, il futuro sarà caratterizzato da una pluralità di economie frugali, adattate alle specificità dei diversi contesti territoriali. Un cambiamento che potrebbe ridefinire anche il pensiero economico tradizionale, spostando l’attenzione dalle grandi dinamiche globali alle reti locali di produzione e cooperazione.
Un ruolo decisivo sarà affidato ai giovani, chiamati a sviluppare capacità di apprendimento continuo e adattamento in un mondo sempre più veloce e imprevedibile. Ma la trasformazione coinvolgerà l’intera società. L’esperto richiama infatti l’importanza della partecipazione civica e della collaborazione intergenerazionale, citando il caso della città francese di Loos-en-Gohelle, che grazie al coinvolgimento diretto dei cittadini è riuscita a trasformarsi da simbolo dell’inquinamento industriale a modello europeo di sostenibilità.
Per Radjou, la vera ricchezza delle comunità non risiede soltanto nel capitale finanziario, ma soprattutto nelle competenze, nella creatività e nella capacità delle persone di collaborare. È da queste risorse che può nascere un nuovo modello economico, capace di coniugare innovazione, inclusione sociale e rispetto dei limiti del pianeta.
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