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Napoleone e la caduta della Repubblica di Genova

di Paolo Lingua

Il 5 maggio di duecento anni fa moriva a Sant’Elena, dopo sei anni di una sorta di prigionia da parte degli inglesi, Napoleone Bonaparte, una personalità certamente geniale e prorompente che segnò per un ventennio la storia dell’Europa e ne condizionò, anche sul piano sociale, giuridico e politico, la storia del XIX secolo. Fu un genio precoce considerato che morì a soli 52 anni. Ma, nella complessa discussione che in questi giorni alimenta l’anniversario (ci sono stati perfino grotteschi e stolidi interventi del “politically correct” soprattutto negli Usa, con minacce di imbrattamenti e demolizione dei monumenti) soprattutto al livello degli storici e dei politologi, vale la pena, facendo un ricostruzione locale, ricordare che fu Napoleone a chiudere il ciclo quasi millenario, della indipendenza di Genova, sorta prima come Comune e poi diventata nel tempo una Repubblica aristocratica retta da un Doge elettivo. Va ricordato che Genova, già nel VIII secolo era politicamente e militarmente indebolita.  

Era fortemente condizionata dalla Francia e dall’Austria e pressata dai Savoia. Vale la pena di ricordare l’episodio della rivolta contro gli austriaci del 5 dicembre 1746 (la vicenda del leggendario Balilla) e le difficoltà economiche della Repubblica che la costrinsero a vendere la Corsica alla Francia nel 1768 un anno prima della nascita ad Ajaccio di Napoleone. Ma ora balziamo alla fine del secolo: nel frattempo a Genova, in tutti i ceti sociali, s’erano diffuse le ideologie liberali frutto della Rivoluzione Francese e, negli ambienti religiosi, era molto apprezzato il giansenismo. Ovviamente una parte della aristocrazia e della borghesia era rimasta profondamente conservatrice. Poi, a livello europeo, scoppia lo scontro contro il regime francese post-rivoluzionario. Austria, Inghilterra, Prussia e molti piccoli stati italiani, come il Piemonte dei Savoia, si schierano contro la Francia. Nel gioco delle strategie militari, un reparto dell’esercito francese invade la Liguria da Ponente.

Napoleone, giovanissimo generale, consegue una serie di vittorie tra cui quella di Montenotte e arriva alle soglie di Genova. La crisi della Repubblica inizia – siamo già nel 1795 – con rivolte interne (persino con una piccola rivolta popolare che invade il Palazzo Ducale e danneggia i monumenti dei Doria, Andrea e Giovanni Andrea). Poi si arriva alla crisi definitiva che, curiosamente, per altre sconfitte ottenute tra il veneto e la Lombardia, travolge anche l’altra storica repubblica marinara, quella di Venezia. E’ di fatto Napoleone che le elimina, anche sul piano giuridico. Il 14 giugno del 1795, di fatto decaduta la Repubblica, si svolge la prima seduta del Governo provvisorio. L’ultimo Doge, Giacomo Maria Brignole  vi prende parte come un cittadino qualsiasi, senza le insegne. Viene nominato Presidente, “primus inter pares”.

Poi si ritira a vita privata. La Repubblica di Genova chiude così la sia vicenda storica. Successivamente, come si è già accennato, si ebbero reazioni svariate quali la distruzione della portantina dogale in piazza Acquaverde. Ovunque, nei giardini, vennero piantati alberi della libertà. Ma si scatenarono anche i conservatori, i cosiddetti “Viva Maria”, nostalgici della Repubblica, dove però la Madonna era dichiarata “Regine di Genova”. Ci furono una paio d’anni di torbidi e di insicurezza. Napoleone che gestiva la vicenda genovese non amava nè gli eccessi rivoluzionari, né tantomeno quello reazionari e clericali (I tribunali ecclesiastici furono chiusi e aboliti).

Si andò avanti sino al gennaio del 1798 quando entrò in funzione il nuovo direttorio, il governo filofrancese guidato da Luigi Corvetto. Poi, più tardi, durante l’assedio di Genova da parte degli Austriaci, venne messo a capo del governo il generale nizzardo Andrea Massena. In quel tempo Ugo Foscolo scrisse la famosa ode “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” (in una spiaggia di Cornigliano). Genova entrò a far parte come provincia dell’impero francese. Dopo il 1815, con il Congresso di Vienna, tenuto dai vincitori di Napoleone, venne assorbita dal Regno di Sardegna. Ma a questo punto comincia un’altra storia.

 

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