Vandalizzato il murale del Ponte Morandi, l’associazione: “Gesto inaccettabile, si manca di rispetto alla memoria delle vittime e agli sfollati”
di Luca Pandimiglio
«Non si può pensare a un controllo H24 solo con forze dell’ordine ma si può immaginare una presenza stabile e viva, anche attraverso attività che garantiscano frequentazione e sorveglianza naturale del luogo»
Alla Radura della Memoria torna al centro dell’attenzione il murale dedicato alle vittime del crollo del Crollo del Ponte Morandi, recentemente vandalizzato e ancora oggi in condizioni di degrado nonostante le segnalazioni e gli appelli istituzionali. A fare il punto della situazione è Franco Ravera, presidente dell’associazione “Quelli del Ponte Morandi”.
Il murale vandalizzato e l’attesa di un intervento
Il murale sarebbe stato danneggiato circa 30–40 giorni fa. Nonostante le segnalazioni e le dichiarazioni di attenzione arrivate da amministratori locali, la situazione non è ancora stata risolta.
«Ci erano arrivate fotografie e segnalazioni – spiega Ravera – e ci siamo subito attivati. Oggi, dopo più di 40 giorni, il murale è ancora nelle stesse condizioni».
Per l’associazione si tratta di un luogo che non è solo artistico o commemorativo, ma profondamente identitario: un “luogo sacro della memoria genovese”, da tutelare con la massima attenzione.
La memoria degli sfollati e delle vittime
Giancarla Lazzari, anche lei residente nella zona prima del crollo, ha ricordato il legame personale con quei luoghi: «Io abitavo al civico 10, proprio dove oggi sorge una colonna del ponte San Giorgio».
Ravera sottolinea come l’associazione rappresenti una parte degli ex residenti: circa 150 aderenti su una comunità che un tempo contava circa 600 abitanti. Un gruppo nato inizialmente come comitato civico e poi evoluto in realtà organizzata per custodire la memoria e sostenere iniziative solidali.
“Un museo a cielo aperto da proteggere”
Ravera descrive la zona come un vero e proprio “museo della memoria”, dove il murale rappresenta il dolore, lo shock e la tragedia vissuta dalla comunità. Secondo l’associazione, il degrado del murale amplifica ulteriormente la ferita ancora aperta nella popolazione e nei familiari delle vittime. «Vedere il murale in queste condizioni – viene sottolineato – non fa che aumentare il senso di mancanza di rispetto verso ciò che questo luogo rappresenta».
Le proposte: protezione e presidio del territorio
Tra le soluzioni proposte, l’associazione suggerisce interventi strutturali come la protezione del murale con pannelli in plexiglass, ritenuti una misura utile per evitare ulteriori vandalismi e ridurre i costi di manutenzione nel tempo.
Ma il tema centrale resta anche quello della sicurezza e della presenza sul territorio. La zona, infatti, viene descritta come poco presidiata soprattutto nelle ore serali e notturne. Ravera propone inoltre una soluzione più ampia: la creazione di attività commerciali o spazi di ristoro che possano fungere anche da presidio sociale continuo, in un’area attualmente priva di servizi essenziali.
«Non si può pensare a un controllo H24 solo con forze dell’ordine – afferma – ma si può immaginare una presenza stabile e viva, anche attraverso attività che garantiscano frequentazione e sorveglianza naturale del luogo».
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