Morte di Papa Francesco: nel 2017 alla Guardia tra giovani, pesto e "collana di reste"
di Gilberto Volpara
Era il 27 maggio e davanti a monsignor Granara parlò in modo diretto a tutti i volontari
Quasi otto anni fa: 27 maggio 2017. Papa Francesco era salito al Santuario della Guardia accolto dal rettore dell'epoca, monsignor Marco Granara, e dal vice don Piero Parodi. Chi dialogò con lui in modo informale rimase basito dal suo linguaggio. La sintesi d'oggi è di un operaio volontario all'interno del cerimoniale: "Ci guardammo negli occhi pensando perchè anche gli altri potenti non parlassero in modo così semplice come lui".
Grandezza popolare che fa rima con illuminata cultura contadina, la stessa evocata proprio da monsignor Granara davanti a Papa Bergoglio: “Gli dissi detto che sentivo nell’aria il profumo di sua nonna, una che abitava nella profonda Valbormida e che vedeva nella Guardia la meta di pellegrinaggio più ambita durante quel periodo”.
Il Pontefice venuto dalla fine del mondo lasciò il segno sul monte della preghiera: “Parlate con i nonni, imparate dai vecchi e non fate i turisti della vita” uno dei messaggi forti lanciati alle nuove generazioni.
Luca Cianelli (nella foto), membro della Pastorale Giovanile, fu il ragazzo che fece sorridere il Papa: “Uno straordinario momento di grazia. Al termine dell’incontro, dopo aver ascoltato la sua risposta al nostro interrogativo sui reali consigli per una buona vita cristiana, mi venne spontaneo sottolineare a Francesco un suo passaggio fondamentale nella mia vita. Questo gli strappò la risata. A trionfare fu la speranza”.
Commento simile per Mauro Vigo, ex primo cittadino di Ceranesi, che chiuse con una stretta di mano indimenticabile, immortalata dall’Osservatore Romano, anni di governo segnati dalla terribile alluvione di metà mandato: “Riflessioni di alto e raro livello”.
Tutto intorno, il resto della festa con l’eccellenza dei manifesti enogastronomici di Liguria. A spiccare, il pesto firmato dalla famiglia Belloni di Zeffirino e prodotto con il basilico preveniente dalle serre cellesi di Paolo Calcagno: uno straordinario condimento servito a Francesco, poveri e carcerati.
Inoltre, il dono di una collana di “reste” locali che Francesco custodì con affetto.
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