Mondiali 2026, il caso delle bottiglie d’acqua riaccende il dibattito sulla sostenibilità dei grandi eventi

di R.S.

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Il risultato finale evidenzia un paradosso: vengono ammessi contenitori monouso mentre restano vietati quelli riutilizzabili, teoricamente più sostenibili

Mondiali 2026, il caso delle bottiglie d’acqua riaccende il dibattito sulla sostenibilità dei grandi eventi

All'indomani dell’inizio dei Mondiali 2026 organizzati dalla FIFA tra Stati Uniti, Canada e Messico, il tema delle bottiglie e borracce negli stadi è diventato un caso simbolico sulle contraddizioni della sostenibilità negli eventi sportivi.

Inizialmente la FIFA aveva previsto l’ingresso di borracce riutilizzabili, in linea con gli obiettivi di riduzione della plastica monouso. Successivamente, però, il regolamento è stato modificato vietando tutti i contenitori portati dall’esterno per ragioni di sicurezza.

La decisione ha suscitato critiche da parte dei tifosi, anche per le possibili implicazioni sanitarie legate alle alte temperature previste durante alcune partite. In seguito alle polemiche, la federazione ha ulteriormente rivisto la posizione, consentendo solo bottiglie di plastica morbida sigillate fino a 590 millilitri, escludendo le borracce riutilizzabili.

Il risultato finale evidenzia un paradosso: vengono ammessi contenitori monouso mentre restano vietati quelli riutilizzabili, teoricamente più sostenibili.

Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sui grandi eventi internazionali, sempre più orientati alla sostenibilità ma spesso costretti a compromessi tra obiettivi ambientali, sicurezza e gestione logistica.

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