Monaco, segretario Stato USA Rubio omaggia Colombo: "La nostra storia è iniziata con un esploratore italiano”

di Redazione

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"Per noi americani, la nostra casa può trovarsi nell’emisfero occidentale, ma saremo sempre figli dell’Europa"

Monaco, segretario Stato USA Rubio omaggia Colombo: "La nostra storia è iniziata con un esploratore italiano”

"La nostra storia è iniziata con un esploratore italiano che si avventurò nel grande ignoto per scoprire un nuovo mondo". Con questo richiamo a Cristoforo Colombo e alle radici europee degli Stati Uniti, il segretario di Stato USA Marco Rubio ha aperto il suo intervento alla Munich Security Conference, delineando una visione ambiziosa del futuro dell’alleanza transatlantica.


Rubio ha ricordato che "ci riuniamo qui oggi come membri di un’alleanza storica, un’alleanza che ha salvato e cambiato il mondo", evocando la Guerra fredda e il momento in cui "la linea tra comunismo e libertà attraversava il cuore della Germania". In quel contesto, ha sottolineato, Europa e Stati Uniti seppero restare uniti: "Eravamo uniti non solo da ciò contro cui combattevamo. Eravamo uniti da ciò per cui combattevamo".


La critica alla "fine della storia" - Secondo il capo della diplomazia americana, dopo la caduta del Muro l’Occidente si sarebbe lasciato sedurre dall’idea della "fine della storia", credendo che "ogni nazione sarebbe ormai diventata una democrazia liberale" e che un "mondo senza confini" avrebbe superato il concetto stesso di interesse nazionale. "Questa era un’idea sciocca", ha affermato, "che ignorava sia la natura umana sia le lezioni di oltre 5.000 anni di storia documentata".

Rubio ha elencato quelli che considera errori strategici condivisi: "Abbiamo abbracciato una visione dogmatica del libero commercio senza freni", favorendo la deindustrializzazione; "abbiamo progressivamente esternalizzato la nostra sovranità a istituzioni internazionali"; "ci siamo imposti politiche energetiche che stanno impoverendo i nostri popoli"; e "abbiamo aperto le nostre porte a un’ondata senza precedenti di immigrazione di massa". Su quest’ultimo punto è stato netto: "Controllare chi e quante persone entrano nei nostri Paesi non è un’espressione di xenofobia. Non è odio. È un atto fondamentale di sovranità nazionale".


"Che cosa stiamo difendendo?" - Il passaggio centrale del discorso è stato dedicato all’identità occidentale. "La domanda fondamentale che dobbiamo porci è: che cosa stiamo esattamente difendendo?", ha chiesto alla platea. "Gli eserciti non combattono per astrazioni. Combattono per un popolo, per una nazione, per uno stile di vita". Rubio ha rivendicato l’unità culturale dell’Occidente: "Noi siamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale", legata da "fede cristiana, cultura, eredità, lingua, ascendenza". E ha aggiunto: "Non vogliamo alleati deboli... Vogliamo alleati che possano difendersi da soli". Nel suo intervento ha difeso anche la linea dell’amministrazione Trump, sostenendo che le istituzioni multilaterali "non hanno potuto risolvere la guerra a Gaza", "non hanno risolto la guerra in Ucraina" e "sono state impotenti nel contenere il programma nucleare iraniano". "In un mondo perfetto questi problemi sarebbero risolti dai diplomatici", ha ammesso, "ma non viviamo in un mondo perfetto".


Un’alleanza "orgogliosa" e sovrana - Rubio ha invitato l’Europa a condividere un progetto di rilancio industriale e tecnologico: "Insieme possiamo reindustrializzare le nostre economie", investendo in "intelligenza artificiale all’avanguardia", "automazione industriale" e "una catena di approvvigionamento occidentale per i minerali critici non vulnerabile al ricatto di altre potenze". Ma soprattutto ha insistito su un cambio di paradigma: "Noi in America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino gestito dell’Occidente". L’obiettivo è "un’alleanza rinvigorita" che non sia "paralizzata nell’inazione dalla paura" ma che "corra audacemente verso il futuro". Nel finale, tornando al filo storico evocato in apertura, ha ribadito il legame tra le due sponde dell’Atlantico: "Per noi americani, la nostra casa può trovarsi nell’emisfero occidentale, ma saremo sempre figli dell’Europa". E ha concluso con un messaggio che suona come un programma politico: "Ieri è finito. Il futuro è inevitabile. E il nostro destino, insieme, ci attende".

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