Mini manifestazione illegale contro il lockdown, la digos multa cinque genovesi
di Michele Varì
Strampalati e confusi, si sono dati appuntamento a De Ferrari: ad aspettarli c'erano i poliziotti
Il motivo della manifestazione, anche se annunciata sui social e con tanto di volantini lasciati in giro per il centro città, non era per niente chiaro, si parlava vagamente di libertà negate e di lockdown, "che ci costringe a stare tutti prigionieri in casa".
Ma nell'immagine simbolo sui social degli organizzatori della protesta oltre a detenuti dietro le sbarre si parla di matricole, "nessuno e nato matricola" (rigorosamente con la e senza accento) facendo evidentemente al numero che si assegna ad ogni recluso arrestato che entra in carcere. Non solo: si fa riferimento e si citano frasi di Sandro Pertini e si sottolinea che "non si ammettono infamità". Come non bastasse si fa riferimento all'unione che forma una famiglia, e ai "Bravi ragazzi" ispirato al film sulla mafia di New York, insomma più che una rivendicazione un pastrocchio.
Sta di fatto che alla più confusa delle proteste fissata per le nove di ieri, Primo Maggio, nella centralissima e deserta piazza De Ferrari si sono trovati solo cinque manifestanti, fra cui alcuni pregiudicati, e un numero di poliziotti della digos ben più numeroso.
L'esito del faccia a faccia scontato, visto che in questi giorni le manifestazioni e gli assembramenti sono vietate per motivi sanitari: i cinque sono stati tutti multati, come accade ai furbetti che non rispettano il decreto ministeriale. I sanzionati sono persone di ogni età pare accomunati dal passato burrascoso, emuli dei Forconi o giù di lì o forse solo in cerca di visibilità, gente che di certo neanche la Digos ha capito che intenzioni avesse.
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