Migranti, Bagnasco: "Genova non abbia paure e contribuisca con cuore grande"

di Redazione

Monsignor Martino: "La nostra opera si rivolge a tutti: non c'è differenza fra italiani e non italiani"

Una giornata in mezzo ai richiedenti asilo del Campus Coronata per l’Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco che ha così potuto toccare con mano le storie dei tanti giovani ospitati nella struttura che sorge sulla collina che domani il quartiere di Cornigliano. Un percorso di integrazione che mira a rompere lo schema "ospitalità=fornitura di vitto e alloggio", puntando piuttosto a fornire agli ospiti, circa 80 in questo momento con tante famiglie con bambini, un’occasione di crescita professionale volta all’inserimento reale nella società, attraverso il lavoro.

Le vie sono molte: dalla falegnameria alla sartoria, dall’assistenza agli anziani fino allo sfruttamento dei terreni circostanti per coltivare ortaggi e le viti con cui produrre una tipica bianchetta di Coronata, molto apprezzata anche dal cardinale che ha brindato alla buona riuscita dei tanti progetti posti in essere.

Ma Campus Coronata dev’essere un progetto aperto alla cittadinanza, perché l’accoglienza possa essere un vero valore aggiunto col quale possa crescere l’intera città di Genova. "Impegnamoci ognuno come meglio può - ha detto Bagnasco - e sarà l'intera città crescere. I genovesi, senza timori e con cuore grande, contribuiscano ognuno con la sua piccola parte".

La visita di Bagnasco è stata anche l’occasione per presentare tre nuovi progetti di Campus Coronata, volti proprio a rompere la barriera di diffidenza col quartiere, ma anche a mantenere l’occupazione dei 64 dipendenti della struttura e a reperire risorse che possano garantire sempre più la sostenibilità dell’accoglienza: un "incubatore di idee" attorno alle quali raccogliere finanziamenti pubblici o privati, l’apertura ad eventi come conferenze o concerti e la possibilità di ospitare spazi sociali, come dispensari farmaceutici e di assistenza medica per anziani e persone in difficoltà economica.

"Vogliamo far sì che la città venga qui - ha spiegato monsignor Giacomo Martino, direttore dell'Ufficio Diocesano Migrantes - che trovi l'opportunità o di stare in un bell'ambiente e di incontrare i nostri ragazzi ed ascoltare le loro storie. Ci rivolgiamo alle fasce deboli, a tutti. Smettiamola di fare la differenza fra italiani e non italiani. Noi siamo qua perché crediamo che nessuno sia abbastanza povero da non aver nulla da dare"