Maxi eolico nel Mare del Nord: l’Europa accelera sulla transizione energetica

di R.S.

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Al vertice hanno preso parte Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia

Maxi eolico nel Mare del Nord: l’Europa accelera sulla transizione energetica

Mentre Donald Trump ribadisce la sua contrarietà all’energia eolica negli Stati Uniti, l’Europa sceglie una strada opposta e rilancia con un progetto di portata storica. Lunedì 26 gennaio, dieci Paesi europei si sono riuniti ad Amburgo per firmare la cosiddetta “Dichiarazione di Amburgo”, un accordo che prevede la realizzazione di impianti eolici offshore con una potenza complessiva di ben 100 gigawatt nel Mare del Nord.

Per comprendere la dimensione dell’iniziativa, basta un confronto: l’energia prodotta da questi nuovi parchi eolici sarà equivalente all’attuale fabbisogno elettrico dell’intero Regno Unito. Un segnale forte e chiaro, che va oltre la semplice transizione ecologica e si inserisce nel più ampio tema della sicurezza energetica europea.

Al vertice hanno preso parte Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia, uniti dall’obiettivo di sfruttare in modo coordinato le condizioni favorevoli del Mare del Nord, una delle aree più ventose e strategiche del continente. Ma l’accordo non si limita a incrementare la capacità produttiva: introduce anche un nuovo modello di cooperazione energetica.

La vera innovazione, infatti, riguarda l’interconnessione dei parchi eolici. Per la prima volta, alcuni impianti offshore saranno collegati contemporaneamente a più Paesi attraverso cavi sottomarini, permettendo di distribuire l’energia là dove serve di più, in base alla domanda del momento. Una soluzione che supera il concetto tradizionale di produzione nazionale e rafforza l’idea di un mercato energetico europeo realmente integrato.

Esistono già collegamenti sottomarini tra i Paesi europei e il Regno Unito, ma il collegamento diretto dei parchi eolici a più Stati rappresenta un salto di qualità, destinato a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle importazioni esterne. In questo scenario, il messaggio politico è evidente: l’Unione europea intende costruire la propria autonomia energetica puntando sulle rinnovabili, anche a costo di intercettare investimenti che altrove vengono scoraggiati.

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