Maradona, il ricordo di Dossena: "Finalmente non gli potranno più fare del male"

di Alessandro Bacci

"È stato maltrattato da persone che sarebbero dovuto sparire. Si è guadagnato l'eternità, ognuno di noi se lo porterà dentro, è la sua grandezza"

"In un giorno tristissimo ho un filo di felicità: finalmente non gli potranno più fare del male." Questo il primo ricordo di Beppe Dossena nel giorno della scomparsa di Diego Armando Maradona. I due si sono incontrati da avversari sui campi della Serie A, ma il ricordo è quello di una persona speciale: "Lui è stato usato, maltrattato da persone che sarebbero dovuto sparire. Aveva un cuore enorme e delle capacità tecniche da extraterrestre ma ha vissuto due vite completamente diverse. Si è guadagnato l'eternità, ognuno di noi se lo porterà dentro, questa è la sua grandezza. Era un piacere anche da avversario, un ragazzo straordinario prendeva botte ma non l'ho mai visto in un atteggiamento sbagliato o lamentarsi. Non ha mai rifiutato una mano, sotto questo aspetto era straordinario. Maradona ha giocato con grandissimi campioni, forse ai tempi di Pelè non c'erano quei grandissimi giocatori."

Diceva che non poteva uscire da casa a Napoli, alla Juventus sarebbe sarebbe stato diverso? "Noi stavamo tre o quattro giorni in albergo e non potevamo uscire per non essere abbracciati dal calore della gente. Io ero a Torino e il presidente era Sergio Rossi, e aveva vissuto per anni in Argentina. Prese il Torino calcio e ci disse che aveva ricevuto segnalazioni di questo ragazzo ma non lo prese. Io ho la sensazione che Diego dica la verità, uso ancora il presente perchè ho la sensazione che lui sia ancora qui con noi, perchè avrebbe avuto una vita sociale diversa. Anche solo poter camminare diventava indispensabile, io non posso immaginare un uomo che non potesse neanche esprimere se stesso. Questo ha aggravato le sue difficoltà."