Maldive, riprese le ricerche dei quattro sub dispersi

di Redazione

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Maldive, riprese le ricerche dei quattro sub dispersi

Sono riprese nelle acque dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, le operazioni per recuperare i corpi dei quattro sub italiani ancora dispersi dopo la tragedia avvenuta durante un’immersione esplorativa. Dopo lo stop imposto nella notte dal maltempo e dal forte vento, la guardia costiera maldiviana è tornata in azione con otto sommozzatori impegnati nelle ricerche all’interno del sistema di grotte dove il gruppo è scomparso giovedì mattina.

Le squadre stanno operando a turni per individuare con precisione il punto di accesso alle cavità sommerse e tentare il recupero dei corpi. A seguire le operazioni ci sono anche l’ambasciatore italiano a Colombo, Damiano Francovigh, competente per le Maldive, e la console onoraria a Malè, Giorgia Marazzi, imbarcati sull’unità di supporto della guardia costiera.

Finora è stato recuperato soltanto il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della spedizione, ritrovato a circa cinquanta metri di profondità nella seconda delle tre grotte esplorate dal gruppo. Un elemento potrebbe rivelarsi decisivo per le indagini: la sua bombola era completamente vuota. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi secondo cui i sub possano aver perso l’orientamento all’interno delle cavità o essere rimasti bloccati senza riuscire a raggiungere in tempo la via d’uscita.

Anche il legale della famiglia di Federico Gualtieri, una delle vittime, ritiene plausibile che all’origine della tragedia ci sia stata una problematica legata all’aria disponibile nelle bombole o alla gestione della risalita.

Con il passare delle ore sembra invece indebolirsi la teoria iniziale che attribuiva l’incidente al maltempo. Diversi partecipanti alla crociera scientifica organizzata da Albatros Top Boat hanno infatti raccontato che, al momento dell’immersione, le condizioni del mare erano ottimali. 

Nel tragico incidente hanno perso la vita, oltre a Benedetti, la stessa Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, il gruppo si sarebbe separato dagli altri partecipanti alla spedizione scientifica per effettuare un’immersione in un’area diversa da quella scelta per gli studenti, considerata più controllata e sicura.

Gli investigatori stanno ora concentrando l’attenzione su un altro aspetto delicato: la profondità raggiunta dai subacquei. Le immersioni ricreative alle Maldive non possono superare i trenta metri, mentre il gruppo si sarebbe spinto ben oltre quel limite durante l’esplorazione delle grotte sommerse.

Le comunicazioni con i cinque si sarebbero interrotte poco prima di mezzogiorno. L’immersione era iniziata intorno alle 11 e avrebbe dovuto durare meno di un’ora. A preoccupare i presenti è stato il mancato rilascio del pallone di segnalazione utilizzato dai sub per comunicare alla barca il ritorno in superficie.

Le ricerche sono scattate immediatamente, mentre la Farnesina e le autorità maldiviane venivano allertate quasi in contemporanea. Alcuni testimoni hanno chiarito che i soccorsi ufficiali sono arrivati circa due ore e mezza dopo l’allarme, ma hanno anche spiegato come le enormi distanze tra gli atolli maldiviani rendano inevitabilmente complesse e lente le operazioni via mare.

Secondo diversi presenti, tuttavia, i ritardi non avrebbero cambiato l’esito della tragedia. Nel frattempo la procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce sull’accaduto. Gli investigatori analizzeranno le testimonianze dei presenti, i dati tecnici relativi alla compressione delle bombole e l’autopsia sul corpo di Benedetti, elementi che potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione.

Parallelamente, il governo delle Maldive ha disposto la sospensione della licenza dell’imbarcazione dalla quale era partita la spedizione subacquea.

 
 

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