Condividi:


Ma ci sono programmi concreti per l'economia della Liguria?

di Paolo Lingua

Le prospettive di investimento con progetti concreti e operativi per lo sviluppo della Liguria sono davvero nel piano più vasto del “Recovery Fund” o sono soltanto un chiacchiericcio? Il dibattito, che sta sfociando in una serrata polemica tra l’opposizione di centrodestra e il governo, va preso con le molle perché siamo alla vigilia delle elezioni, una prova dove le parti in campo giocano pesante. E quindi dobbiamo stare attenti alle forzature per motivi strumentali fin troppo scontati, dato il momento. I dubbi comunque restano. In effetti, sia da destra sia da sinistra, ci sono forti richieste per un salto di qualità in Liguria che coinvolga sia i momenti produttivi sia le infrastrutture (tutti aspetti connessi dell’economia moderna): ma una vera risposta con la messa a punto dei progetti da parte governativa non è ancora emersa alla luce.

Fermiamoci alle infrastrutture che dipendono dal denaro pubblico: Aurelia bis, Tunnel della Fontanabuona, Pontremolese, Gronda.. Per non parlare dell’eterno e infinito raddoppio della linea ferroviaria Genova – Ventimiglia, lavori iniziati nell’immediato dopoguerra, ovvero più di 70 anni fa e tutt’ora da completare. E’ fin troppo chiaro: siamo sempre agli stessi discorsi, ma si tratta dei progetti che sarebbero in grado di cambiare la filosofia del vecchio  assetto produttivo e di servizio della Liguria. Al tempo stesso attendono risposte le domande sull’avvenire del gruppo statale Leonardo (ex Finmeccanica), di Bombardier, della Piaggio Aero. Per non parlare della complicatissima vicenda della Arcelor Mittal, ovvero ex Ilva. Molte, se non gran parte di queste iniziative, potrebbero rientrare nel contesto della tranche dei fondi del “Recovery Fund” per la quota della Liguria, alla quale toccherebbero  tra tre a cinque miliardi di euro e forse qualcosa di più dei famosi 209 miliardi destinatati dall’Unione Europea.

Sulla base dei programmi annunciati, entro i primi mesi del 2021 (c’è chi spinge per gennaio al massimo) dovrebbero essere indentificati i progetti su cui intervenire con finanziamenti europei. Ma per ora, non solo per la Liguria, ma in questo caso è la Liguria l’obiettivo che ci interessa, gli argomenti sono più che altro un oggetto generico e senza confini precisi su cui navigano le polemiche preelettorali, polemiche che riprendono discussioni, anche aspre, che già hanno alimentato la dialettica da qualche anno. Infatti il centrodestra non è d’accordo sui programmi del centrosinistra, ma all’interno del centrosinistra non mancano – anzi abbondano – le profonde diversità tra il Pd e il M5s.  E’ una rissa che, appunto, si trascina da anni e che sovente ha paralizzato  il governo, come oggi la questione del ricorso o meno al MES. Dal momento che Giuseppe Conte oscilla sul tema, al fine di evitare, in particolare alla vigilia del voto, momenti di ulteriori tensioni: non a caso nei giorni scorsi lo stesso Nicola Zingaretti, che pure tende a evitare gli aspetti più aspri del potenziale dissenso, non ha nascosto il suo nervosismo, annunciando che dopo il voto, si dovrà puntare a scegliere e ad agire, senza pause o confronti verbali inutili.  

Ma i temi oggetto delle forti richieste trasversali della Liguria non sono futili. Se ne parla da troppo tempo e si trascinato da anni. Non solo: certe scelte implicano poi ulteriori altri obiettivi perché la realtà economica per forza di cose si modificherebbe. Ecco perché non si può discutere da più di dieci anni sulla Pontremolese o sul Tunnel della Fontanabuona, così come appare assurdo il dibattito che si trascina sin dall’inizio degli anni Novanta  sulla Gronda. Si pagano oggi tutti i ritardi che sono sorti alla fine degli anni Ottanta, quando una parte dell’economia in Italia si è fermata e molte occasioni sono andata stupidamente perdute. Il decreto sulle semplificazioni varato nei giorni scorsi servirà a rendere più rapide le realizzazioni annunciate? Decolleranno, nonostante non manchino remore e freni sotterranei, i sistemi commissariali sulla falsariga del “modello Genova” che tutti lodano ma che per adesso non attuano? L’attesa a questo punto è frenetica, per non dire nevrotica, ma il timore è finire nello stagno delle discussioni senza fine.