Lockdown energetico, l’Europa lancia l’allarme: cosa potrebbe succedere in Italia

di R.S.

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Un precedente è la crisi petrolifera del 1973, quando anche in Italia furono introdotte misure drastiche come stop alle auto e tagli all’illuminazione pubblica

Lockdown energetico, l’Europa lancia l’allarme: cosa potrebbe succedere in Italia

Il rischio di un possibile “lockdown energetico” torna a farsi strada nel dibattito europeo, anche se al momento non esistono decisioni ufficiali. L’allarme arriva dal commissario Ue all’energia, che ha invitato gli Stati membri a prepararsi a scenari più critici legati alla crisi di gas e carburanti.

Con questa espressione si indica una situazione estrema in cui governi e autorità potrebbero imporre limiti obbligatori ai consumi energetici — elettricità, gas e carburanti — per evitare un collasso del sistema. Non si tratterebbe di restrizioni alle persone, come durante la pandemia, ma di riduzioni su attività, servizi e utilizzo dell’energia.

In concreto, le misure potrebbero includere minori consumi domestici, limiti a riscaldamento e illuminazione, riduzione della mobilità e rallentamenti per alcune industrie, privilegiando quelle considerate strategiche.

Un precedente storico è la crisi petrolifera del 1973, quando anche in Italia furono introdotti provvedimenti drastici come stop alle auto e tagli all’illuminazione pubblica. Oggi il contesto è diverso, ma i consumi energetici sono molto più elevati, rendendo il sistema più esposto in caso di crisi.

Tra le misure suggerite a livello europeo — ma non obbligatorie — ci sono la riduzione dell’uso di carburanti, lo smart working, meno spostamenti, incentivi al trasporto pubblico e possibili limiti di velocità.

Resta però il nodo delle industrie energivore, come acciaierie, produzione di plastica e lavorazione dei materiali, fondamentali per l’economia e difficili da fermare.

Nel frattempo, alcuni Paesi hanno già adottato soluzioni drastiche, tra blackout programmati, razionamenti e incentivi per ridurre i consumi. In Italia, per ora, si tratta solo di ipotesi, ma il tema è destinato a restare centrale nei prossimi mesi.

 

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