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Liguria nella morsa dell'infinito assedio delle autostrade

di Paolo Lingua

Sulla base delle informazioni ufficiali, peraltro confermate da tutte le fonti, gli interventi di messa a punto della galleria di Monte Galletto sull’autostrada A 7 si prolungheranno sino al 25 agosto. Altri lavori di manutenzione andranno aventi ancora per diversi giorni e forse ci saranno dei prolungamenti soprattutto per i percorsi alternati ed eventuali altri interventi per disfunzione che non è escluso che emergano. Sia pure con giornate di traffico maggiore o minore (blocco dei tir e dei mezzi commerciali nei giorni festivi e prefestivi) la Liguria resterà assediata, dal punto di vista delle comunicazioni autostradali, ancora sino alla fine di agosto. Va inoltre previsto che per i passaggi di Ferragosto e di fine mese ci saranno le cosiddette “ondate” di rientri, sempre assai pesanti anche se la stagione turistica quest’anno sarà, al momento di tirare le somme, assai inferiore a quelle degli anni precedenti.

Lo sapevamo già dalla primavera. In autunno il traffico in Liguria tornerà, si spera, alla normalità, uno stato di cose che ha colpito tutti i percorsi e tutte le autostrade e, di conseguenza, le strade statali e provinciali con i viaggiatori ordinari e i trasporti merci alla disperata ricerca di percorsi alternativi. E’ un’state questa che passerà alla storia e si fisserà nei ricorsi meno gradevoli della memoria collettiva. Né va dimenticato che anche il Ponte San Giorgio, appena ricostruito e rimesso in funzione, dovrà subire stacchi ne pause per lavori di assestamento ancora da completare, forse anche a causa della fretta “politica” dell’inaugurazione. Questo lo stato delle cose di fronte al quale non resta che riconoscere una sorta di impotenza della collettività, dal momento che le condizioni delle autostrade sono, con il passare del tempo, emerse in condizioni assai peggiori del previsto e del prevedibile, frutto di anni e anni di trascuratezza o di manutenzioni inadeguate.

Al di là della tragedia del crollo assurdo del ponte autostradale di due anni fa, vicenda alla quale tocca alla magistratura fare chiarezza su errori, omissioni e responsabilità dirette e indirette, vale la pena di riflettere su troppi errori tecnici e politico-amministrativi che sono decollati dalla metà degli anni Ottanta sino ad oggi. Dopo anni e anni di crescita economica e sociale, l’Italia è sembrata bloccarsi e abbiamo attraversato più di vent’anni di veti incrociati, di polemiche assurde e di un blocco irrazionale del potenziamento della comunicazione, della logistica e dei trasporti. E tutto questo mentre l’economia mondiale cresceva e si evolveva e ci si doveva rendere conto che la velocità di spostamento – con qualsiasi mezzo: aereo, nave, treno, auto – era non un servizio, ma una realtà operativa (come la produzione industriale) che contribuiva alla crescita, alla produzione e al miglioramento generale della qualità della vita. Le responsabilità, per correttezza e per amore della verità, colpiscono tutti gli schieramenti politici che nel volgere di trent’anni si sono avvicendati al potere: troppo miopi e preoccupati, forse per la loro intrinseca debolezza, alla ricerca del consenso a due dita dal naso.

Ma anche una larga parte del mondo imprenditoriale è stata miope: molti hanno preferito spostare la produzione in Paesi dove il costo del lavoro era più basso ed era più agevole l’evasione fiscale, pagando però oggi un prezzo molto anno quando la crisi internazionale si è accentuata. In questi ultimi sei mesi, inoltre,  il coronavirus ha dato il colpo di grazia  a situazioni già pesanti. L’Italia ne è il caso più eclatante. Ma la questione , a voler tornare con il binocolo sul nostro territorio, è particolarmente delicata nella Liguria, territorio nel quale, dopo il ridimensionamento storico dell’industria pesante e con un certo calo del commercio al minuto, la punta di diamante dell’economia è forte nel sistema portuale. E a questo proposito è ovvio che il sistema di comunicazione e di trasporto è la chiave dello sviluppo. Avremmo bisogno, oltre che d’un ritorno alla normalità dopo questa assurda estate, di molti interventi strategici: molte “Gronde”, moltiplicazione del potenziale ferroviario, nuova logistica. Il ruolo futuro della Liguria nell’economia italiana è una chiave di volta, una scommessa da vincere. E il tempo sopra di noi incombe. Lo devono capire le realtà locali, ma soprattutto il governo. Non è la Liguria che gioca il suo destino. E’ piuttosto l’Italia.