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Liguria: la prigione delle ferrovie e delle autostrade

di Paolo Lingua

Liguria: la prigione delle ferrovie e delle autostrade

Inutile farsi ulteriori illusioni: la Liguria, in tutti i suoi percorsi, sarà una sorta di prigione nella quale resteranno intrappolati autocarri, portacontainers, cittadini in movimento per evasione e lavoro e turisti. Si annuncia la chiusura dell’autostrada di ponente tra l’Aeroporto e Prà, con ricadute ossessive sulla viabilità cittadina. Inoltre sarà bloccata la stazione di Genova Marittima. Il tutto per buona parte di agosto, proprio quando il traffico merci di provenienza o destinazione portuale si intreccia con la movimentazione del turismo. Il Ponente sarà il tracciato che subirà i maggiori danni e i maggiori inconveniente, ma ci saranno ovvie ricadute anche su tutte le altre direzioni connesse. L’Assagenti tramite i suoi vertici ha espresso la sua più dura protesta, spiegando anche che molti gruppi armatoriali hanno già informato i loro clienti di scegliere altre destinazioni e altre rotte.  

Le preoccupazioni sono molto forti, anche perché, oltre alla perdita di traffico e di merci, si avranno ripercussioni allucinanti sulla movimentazione in area cittadina. Rischio concreto di blocco della scalo di Sampierdarena.  Genova rischia quotidiane paralisi che avranno ripercussioni di ogni tipo sulla vita di tutti i giorni. Senza contare che la ripresa in salita dei contagi della pandemia sta creando non pochi problemi sulle prenotazioni turistiche vengono annullate oltre che il rallentamento dei traffici che vengono annullati o dirottati.  I rischi di carattere economico non sono da sottovalutare perché non si tratta d’un danno immediato che, nel volgere di un mese, potrebbe essere recuperabile. Al di là del momento critico, si è compreso che per molto tempo – non per mesi, ma per anni – i lavori di ristrutturazione delle autostrade liguri e di riassetto di molti tratti ferroviari andranno avanti, con  ulteriori danni, blocchi e ritardi. Una situazione che potrebbe, non infondatamente, fermare e dirottare importanti linee di traffico in un momento estremamente delicato per lo scalo di Genova, ma anche per gli altri porti liguri, come Savona e La Spezia, tutti connessi con le già affannate linee autostradali e ferroviarie. I danni susseguenti al crollo del ponte Morandi non sono stati quindi ancora recuperati pur con il funzionamento del nuovo Ponte San Giorgio, perché, proprio dopo la tragedia di due anni fa, sono emersi tutti gli aspetti negativi di decenni di mancata manutenzione, dalle gallerie ai viadotti e ai muri anti-rumore.

A questo punto la situazione non appare di facile soluzione, anche perché un elemento di miglioramento della situazione generale, vale a dire la conclusione del Terzo Valico di alta capacità ferroviaria, non si avrà prima del 2024, nella speranza che da Tortona, dove arriverà la linea che parte da Genova, sia possibile effettuare il collegamento per Milano e per il centro dell’Europa. Non solo: ancora nei giorni scorsi si è tornati a parlare della Gronda, altra struttura dovrebbe velocizzare i percorsi in autostrada nello svincolo di Genova.

Ma anche in questo caso, sempre che entro sei mesi decollino i lavori , i  tempi si annunciano molto lunghi . C’è un rischio obiettivo che non è facile da rimuovere: prima che i lavori delle grandi opere siano finiti oppure decollati e prima che la messa a punto della rete autostradale sia completata occorrerà arrivare alla metà degli anni Venti o anche qualcosa di più, anche perché i progetti, per loro natura, sono lenti e sottoposti a una complicata burocrazia. Il sistema commissariale che ha consentito la ricostruzione del ponte oggi San Giorgio è per il momento una eccezione frutto d’una tragedia da far dimenticare in fretta. Occorrerebbe una profonda ristrutturazione del sistema burocratico e delle mille leggine per arrivare a una reale accelerazione. C’è da sperare nelle annunciate riforme del premier Draghi in funzione del Recovery. Stringiamo ole dita.