Liguria, giovani e lavoro: tra mismatch e fuga di talenti il confronto della Uil a Genova

di Redazione

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Le riflessioni odierne nascono dall’esigenza di tentare di comprendere meglio i processi che interessano il mercato del lavoro ligure

Liguria, giovani e lavoro: tra mismatch e fuga di talenti il confronto della Uil a Genova

Si è svolto oggi a Genova il convegno organizzato dalla Uil Liguria: “Liguria: il lavoro che vorrei. Nuovi percorsi occupazionali tra mismatch e migrazione dei giovani. Dalla constatazione che, in Liguria molti giovani si sentono mortificati nelle loro aspettative di carriera e di vita, ne è scaturita una riflessione su “il lavoro che vorrei”, quello che desiderano i giovani. Le riflessioni odierne nascono dall’esigenza di tentare di comprendere meglio i processi che interessano il mercato del lavoro ligure con le sue specificità per individuare le reali cause del mismatch e dell’impoverimento costante del nostro territorio in termini occupazionali.

“Il falso mito dei giovani choosy o inchiodati al divano rischia di trasformarsi in un alibi per un territorio che investe poco sul futuro – osserva Roberta Cavicchioli, segretaria confederale Uil Liguria con delega al mercato del lavoro - La ripresa occupazionale del post-pandemia, vede crescere l’occupazione degli over 50 che attualmente rappresentano il 35% del totale, mentre i giovani sotto i 30 anni sono appena il 20%. In Liguria, il lavoro è over 60 e a prevalenza maschile”.

Sui lavoratori giovani, in particolare stranieri, grava il differenziale retributivo legato all' età (Age pay gap) che fra under e over 40 ammonta al 36,2%.

“Insomma, meglio non essere giovane e donna – spiega Cavicchioli - una disparità che si ripercuote naturalmente anche sulle famiglie con figli giovani adulti a carico. Il gender pay gap nel settore privato si attesta attorno al 33,3%, (dato nazionale e comparazione Liguria) laddove un uomo guadagna 28 mila euro, la donna ne guadagna 18 mila”.

Le retribuzioni femminili sono schiacciate da part time involontario e scelte di disinvestimento dalla carriera: il 52% delle donne lavora part time contro meno del 20 per gli uomini.

“Il lavoro disponibile per i più giovani e per i nuovi occupati in generale, è caratterizzato da un’offerta povera, governata dall’eccessiva flessibilizzazione dei rapporti di lavoro negli ultimi dieci anni- spiega Cavicchioli - la fanno da padroni contratti a termine e lavoro atipico – nella nostra regione il numero dei somministrati ha raggiunto le 17 mila unità” (dato Uil Temp Liguria).

Nel corso del convegno la Uil ha fornito i dati elaborati da Roberto Vegnuti, Data Lab Uil Liguria, che hanno fotografato la seguente situazione tra i lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo dal 2014 al 2024. Forza lavoro che rappresenta il 64% di tutti i lavoratori – dipendenti e indipendenti – assicurati presso INPS. Nel 2014 questi lavoratori erano 364.248 nel 2024 erano 438.905. Di cui a tempo indeterminato 275.453 nel 2014 e 308.162 nel 2024; a tempo determinato e stagionali: 88.795 nel 2014 e 130.743 nel 2024. Nel 2014 abbiamo 364.248 lavoratori dipendenti, 9.697 lavoratori in somministrazione, 14.573 lavoratori intermittenti; Nel 2024: 438.905 (dipendenti), 16.672 (somministrati), 30.924 (intermittenti).

Se analizziamo la variazione tra il 2014 e il 2024 del numero dei dipendenti per fascia d’età osserviamo che: il lavoro è in calo dell’8% nella fascia di età tra i 35 e i 39, del 20% (-4.048 unità), trai 40 e i 44 (-11.189 unità), del 5% dai 45 ai 49 anni (-2.743 unità).

Gli occupati, percentualmente, sono nei seguenti settori: Anno 2014. settore alloggio 35% occupati a tempo indeterminato – 65% stagionale; ristorazione 60% a tempo indeterminato – 40% stagionale; trasporto e magazzinaggio 79% a tempo indeterminato – 21% stagionale; commercio al dettaglio 83% a tempo indeterminato – 17% stagionale; attività manifatturiere 89% a tempo indeterminato – 11% stagionale; Anno 2024: settore alloggio 26% occupati a tempo indeterminato – 65% stagionale; ristorazione 46% a tempo indeterminato – 54% stagionale; trasporto e magazzinaggio 73% a tempo indeterminato – 27% stagionale; commercio al dettaglio 79% a tempo indeterminato – 21% stagionale; attività manifatturiere 88% a tempo indeterminato – 12% stagionale.

“Bisogna evitare vergogne come quelle relative al contratto dei rider firmato dall’Ugl ed ecco perché è fondamentale definire il tema della rappresentatività. Ci vuole un election day per consentire a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del settore privato, così come già accade nel pubblico, di scegliersi i propri rappresentanti e i contratti devono essere firmati dalle Organizzazioni sindacali rappresentative”. È quanto ha dichiarato il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, oggi a Genova, per un convegno organizzato dalla Uil Liguria sui temi del lavoro.

“Il lavoro deve essere dignitoso, ben pagato e stabile e occorre rispettare le pari opportunità e l’equilibrio tra tempi di lavoro e tempi di vita. Nel nostro Paese, invece - ha sottolineato Bombardieri - aumenteranno magari i numeri, ma non la qualità del lavoro e continuano a proliferare contratti pirata, firmati da associazioni sindacali e datoriali che nascono, ogni giorno, come i funghi: se vogliamo restituire dignità al lavoro, bisogna fermare questa deriva. A tal proposito - ha ricordato il leader della Uil - stiamo lavorando con Confindustria, Confcommercio e con altre associazioni datoriali: c’è ancora tanto da fare, ma stiamo procedendo bene”.

“Questo andamento è certamente influenzato dagli anni dedicati al lavoro di cura che svolgono le donne tra figli da crescere e anziani da accudire, vista la difficoltà a sopperire dell’attuale welfare pubblico, ma anche dall’invecchiamento demografico e dall’innalzamento dell’età pensionabile e riflette l’incapacità del Paese di costruire un sistema efficace in grado di offrire ai giovani un ingresso qualificato, stabile e duraturo nel mondo del lavoro- spiega Riccardo Serri, segretario generale Uil Liguria - La Uil ha ingaggiato da tempo una battaglia culturale per la legalità, che è il presupposto per qualunque azione a contrasto del cattivo lavoro, del dumping retributivo, dei diritti a geometria variabile, necessaria l’interlocuzione con la politica che spesso abdica al ruolo di controllo e governance”. Quali leve ha il sindacato? Occorre un ripensamento modelli organizzativi, la contrattazione per valorizzare la crescita del personale, un turn over da spingere e percorsi formativi finalizzati all’acquisizione e al consolidamento delle competenze dei neoassunti.

“Negli ultimi anni in Liguria i posti di lavoro sono aumentati, abbiamo raggiunto il 70% degli occupati, quasi dimezzato il numero di Neet, i giovani che non lavorano e non studiano, e i disoccupati sono scesi al minimo storico – ha dichiarato Bucci -. Abbiamo numeri che ci dicono che stiamo andando meglio di tante altre regioni e meglio della media nazionale. C’è ancora un grande lavoro da fare però sui salari, non adeguati al costo della vita, sulle opportunità date ai lavoratori, che devono essere le stesse per tutti, sulla meritocrazia, perché dobbiamo essere capaci di premiare chi lo merita. Ma anche sul precariato: come Regione abbiamo messo in campo strumenti per incentivare il lavoro stabile, con contributi alle aziende che assumono a tempo indeterminato nell’ambito del turismo e del commercio”.

“Quello che in Liguria stiamo cercando di fare è una rivoluzione culturale per promuovere quelle professioni che davvero sono richieste nel mercato del lavoro. A fine 2025 avevamo circa 5 mila posti di lavoro rimasti scoperti, un dato da non sottovalutare perché ci dice che dobbiamo impegnarci sempre più per costruire un sistema in grado di formare i giovani nelle nuove professioni, come stiamo già facendo con gli ITS, le accademie di specializzazione e l’istituzione di nuove scuole come quella dei mestieri del mare. In passato queste scuole non esistevano e oggi la loro presenza ci dà la possibilità di arricchire il territorio con professionalità importanti e favorire davvero l’incontro tra aziende e lavoratori”, ha concluso Bucci.

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