Le scaramucce post-elettorali (e la resa dei conti nei partiti)

di Paolo Lingua

Le scaramucce post-elettorali (e la resa dei conti nei partiti)

Le news del mattino ci hanno portato oggi a una serie di frizioni (dai contenuti politici dubbi e fragili) all’interno del vincente centrodestra in Liguria. Giovanni Toti, indubbiamente “incoronato di vittoria” per dirla con il poeta, ha tirato una stoccata a Salvini, forse più che soddisfatto del sorpasso nei collegi della Liguria. La sua lista “Cambiamo!” che pure in Italia aveva fatto flop, ha sfondato in Liguria scavalcando il partito leader del centrodestra. Toti ha detto che Salvini non ha dimostrato la tempra di leader nazionale della coalizione e poi ha strisciato un’altra stoccata nei confronti di Berlusconi paragonato a una vecchia macchina di lusso ferma su una strada dove ostruisce il passaggio. Pure Toti è un “figlio” politico (e professionale) di Berlusconi, che ne ha inventato le candidature in Europa e poi, cinque anni fa, alla presidenza della Regione in Liguria. Non solo: per anni è stato considerato un interlocutore privilegiato di Salvini nelle cui fila è stato sul punto di entrare.

La sortita di Toti ha provocato una reazione bizzosa di Edoardo Rixi leader della Lega in Liguria e un dei luogotenenti più fidati di Salvini. Non crediamo che la “rissetta” vada avanti per molto: si deve dar vita alla giunta e l’alleanza è fuori discussione. E’ probabile che, al di là d’un pizzico di euforia dopo i brindisi per la vittoria (al di sopra di ogni aspettativa), Toti cerchi di aumentare il peso dei suoi fedeli in giunta, visti alcuni risultati vistosi anche imprevedibili, rispetto a quelli della Lega. Ci sono assetti non semplici da mettere a punto: la vicepresidenza, la presidenza dell’assemblea, l’assessorato alla sanità che da solo assorbe oltre l’80% del bilancio della Regione. Nei prossimi giorni si giocherà con il bilancino. Anche se se ne parla sovente con disprezzo il “manuale Cencelli” funziona sempre,  perché  è frutto d’una logica consolidata. Vedremo, quando0 la situazione tornerà tranquilla passate le euforie e le delusioni (anche Rixi non ha avuto successo con i suoi candidati personali), come si assesteranno le pedine sulla scacchiera. E’ indubbio che Toti potrebbe dare vita a un programma ricco e di prestigio, considerato che può agire con una forte maggioranza in consiglio. Senza contare che l’opposizione di sinistra sarà relativamente coesa.

In sostanza la sinistra si dividerà: da una parte i sei consiglieri del Pd, dall’altra i tre di Sansa , i due grillini e il consigliere Pastorino dell’estrema sinistra. Anche se per il momento si raccolgono solo sussurri e mormorii, all’interno del Pd covano rancori e polemiche. C’è , in primo luogo, la collera delle federazioni della Liguria in netto contrasto con i vertici del partito (in particolare il vicesegretario nazionale Andrea Orlando, spezzino, che ha dato il via alla candidatura di Ferruccio Sansa, dopo una serie di giravolte confuse tra la situazione locale e quella nazionale). Il Pd non è stato in grado di trovare un candidato inclusivo di tutte le forze, indipendentemente dal modesto esito della lista Massardo sorretta da Italia Viva e partitini. Ma si è infilato in una serie di contraddizioni e di malumori interni, mettendo in luce la fragilità della struttura. In effetti il Pd, anche se ha retto di fatto come voti di lista, ha dimostrato il fiato grosso, forse pagando il prezzo di cinque anni di sconfitte elettorali, dopo la perdita clamorosa della regione cinque anni fa. Il partito, indebolito sul territorio e al di fuori da tutte le maggiori amministrazioni, ha dimostrato un pizzico di vitalità solo con il successo di suffragi dei sindaci di piccoli centri (Sant’Olcese e  Rossiglione), al di fuori della struttura reggente del partito che non ha trovato neppure nomi di prestigio disposti a scendere in campo. La mancata candidatura di Ariel Dello Strologo ne è stato l’esempio più vistoso. A completare la radiografia resta la pesante mazzata subita dai grillini, nonostante siano i vincitori morali del referendum , il loro ultimo progetto populista rimasto in campo.  Si adegueranno a Sansa in consiglio? E’ possibile. Ma i prossimi mesi si presentano come una infinita incognita, a livello nazionale soprattutto. Saranno convincenti le riforme?  Decollerà la legge elettorale? Passerà il Mes?  Pd e M5s troveranno i punti d’accordo? Tutte domande non da cento milioni, ma da cento miliardi.