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Le possibili strategie di Enrico Letta

di Paolo Lingua

E’ ormai molto probabile che Enrico Letta assuma la segretaria nazionale del Pd e la regga, come da lui richiesto sino al 2023 alla vigilia delle elezioni politiche, quando finalmente si farà un congresso nazionale, un appuntamento che manca dal partito da molti anni. Letta, come è noto, era stato di fatto silurato da Renzi che voleva a tutti i costi l’incarico di Presidente del Consiglio. Eliminato Letta, Renzi aveva perseguito il progetto di governo collegato al referendum sulla riforma costituzionale, progetto che tutto sommato aveva il favore del centrosinistra e del centrodestra, ma che il leader fiorentino aveva di fatto “distrutto” modificando gli obiettivi politici  puntando a un successo personale. Quello di Letta, la cui candidatura è vista con favore da una larga parte del partito e che non trova pesanti opposizioni, è un ritorno al vertice sulla base d’una ricerca in extremis di una personalità di prestigio. In questo sette anni fuori di fatto dal partito Letta ha svolto l’attività di docente universitario a Parigi e  a Roma. Il leader, 54 anni, potrebbe puntare, in collegamento con Draghi con il quale ha ottimi rapporti, a un rilancio del Pd che, dopo le dimissioni un po’ traumatiche di Zingaretti, ha subito, a dar retta ai sondaggi, un netto calo di consensi. Letta sembra puntare, sempre che sia possibile comprenderne le strategie, a una ripresa del Pd in piena autonomia, allentando i rapporti con il M5s di cui, nei mesi trascorsi, ha forse subito in maniera troppo netta la linea  operativa. La sudditanza ai grillini è una delle accuse che sono state mosse appunto a Zingaretti, nel contesto di sostegno al governo Conte bis, un obiettivo che Zingaretti ha sballato in pieno.

La situazione è complessa: attorno a Letta si sta formando una maggioranza con il sostegno di Franceschini, dello stesso Zingaretti e di altri leader tradizionali ma che ha se non l’opposizione diretta, lo scarso sostegno degli ex renziani, anche se non emerge, a differenza di Zingaretti, un grande feeling  nei confronti dei grillini che, in parte, sono stati una delle cause del crollo potenziale del Pd nell’opinione pubblica. Letta potrebbe, nel volgere di pochi mesi, riportare il Pd al di sopra della quota del 20%, ma non è chiaro con quale linea operativa e strategica. La mossa  di Letta mette certamente in difficoltà la possibilità d’un riavvicinamento a Italia Viva, dal momento che tra Letta e Renzi è difficile, se non impossibile, tentare una ricucitura anche sul piano personale. Considerata la delicatezza della posizione del ruolo del Pd nel contesto dei partiti che appoggiamo Draghi si sta concentrando sulla situazione specifica la massima attenzione.

Ma un po’ tutto lo schieramento politico italiano è sotto i riflettori, a cominciare dalla strategia di Salvini che sta puntando ad aggregare la Lega a uno schieramento  europeo in parte moderato e in parte sovranista in accordo con le linee già espresse dall’Ungheria e della Polonia. Al tempo stesso nell’area di centro prende campo – ma è troppo presto per dire la parola fine – l’ipotesi della nascita d’un movimento di area liberale-centrista guidato da Carlo Cottarelli che potrebbe trovare l’appoggio dello schieramenti “+ Europa” di Emma Bonino oltre che di Carlo Calenda: sarebbe uno schieramento che punta al recupero d’una tranche dell’opinione pubblica che non ha per il momento dei punti concreti di riferimento. Al tempo stesso Matteo Salvini sta portando la Lega a un accordo europeo con il partito del leader ungherese e di altri movimenti di natura sovranista. E’ quindi in corso un gioco di complessa  movimentazione il cui esito è ancora tutto da valutare e da comprendere. Siamo di fronte a un gioco complesso di posizioni – sia a destra sia a sinistra – che cercano spazi da sfruttare quando potrebbe chiudersi l’esperienza d’una mega governo tecnico come quello di Draghi, una esperienza ancora tutta la valutare e da giudicare.

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