La "tombola" dei risultati elettorali d'autunno

di Paolo Lingua

Ora che le liste dei candidati e le coalizioni con i candidati presidenti si sono chiuse, è cominciata ufficialmente la corsa per i rinnovo di sette regioni. Mettendo da parte la Valle d’Aosta che ha una situazione politica tutta particolare, i riflettori di chi si accanisce sul gioco delle previsioni sono puntati sulle sei regioni maggiori.

In due – Liguria e Veneto – sono uscenti coalizioni di centrodestra dove i presidenti in carica sono ancora in campo per il rinnovo. Le altre quattro – Toscana, Marche, Puglia e Campania – sono retta dal centrosinistra. Ma in nessuna di queste quattro le coalizioni in campo rispecchiano il medesimo schieramento del governo.

Il Pd non è alleato in nessuna delle quattro con il M5s che corre per proprio conto. E’ alleato con i renziani in Toscana, Campania e Marche, mentre in Puglia i partiti del centrosinistra vanno ognuno per la sua strada. In questo contesto non è facile operare delle previsioni, anche perché il centrodestra si presenta dovunque a ranghi serrati e unito con l’obiettivo di strappare gli esecutivi regionali agli avversari, puntando abbastanza chiaramente a creare  una possibile crisi di governo e magari a elezioni politiche.  

A complicare la situazione generale – oltre ai contrasti sulle norme da applicare in margine ai problemi del coronavirus, con al centro la complessa e tormentata riapertura delle scuole – emergono altre ombre. Una, come già molti osservatori dei media stanno esaminando, è quella dell’esito del referendum sul taglio dei parlamentari che sino a non molte settimane fa, sembrava un passaggio liscio con una vittoria del “si” con percentuale bulgara.

Invece, sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra emergono dubbi di ogni sorta, anche dietro l’istanza di quasi tutti i costituzionalisti che trovano la riforma profondamente sbagliata.

Insomma il “no” sta crescendo (anche se non è detto che alla fine vinca) e pone in serie difficoltà il rapporto tra Pd e M5s. La seconda “complicazione” che rende ardue le previsioni (anche perché ormai i sondaggi hanno dimostrato i loro limiti) è la percentuale dei votanti che, anche per il coronavirus, molti osservatori ritengono possa essere bassa. E questo fenomeno può cambiare gli esiti e, comunque, renderli meno attendibili. Ormai dunque in Italia si naviga nella nebbia.

Però si possono azzardare previsioni.  Cominciamo dal Veneto che, per il momento, appare la prova dall’esito più sicuro. Il presidente uscente Zaia e il centrodestra sono dati vincenti con una maggioranza schiacciante: e il centrosinistra è diviso con ogni partito che va per conto suo. E’ forse la regione dove i dubbi sono quasi inesistenti. 

Passiamo alla Liguria dove il centrodestra con Toti uscente è dato favorito, ma non con una maggioranza nettissima. Qui il centrosinistra ha messo insieme Pd, grillini, partitini di sinistra e verdi dietro alla candidatura aggressiva di Ferruccio Sansa, anche se i renziani, con i partiti moderati di centrosinistra vanno per conto proprio, così come liste dissidenti del M5s.

La Toscana e le Marche sono uno scontro epocale perché si tratta di regioni storicamente da sempre governata dalla sinistra: il centrodestra va a testa bassa anche perché il gioco politico è nazionale. Si prevede, con tutte le precauzioni del caso, una “tenuta” della Toscana mentre nelle Marche l’esito è davvero incerto.

In Campania, pur essendo assai contorta la situazione (tra regione e comune di Napoli, pur entrambi di centrosinistra, i rapporti non sono idilliaci) sembra forte la posizione del presidente De Luca, sorretto da renziani e Pd, per un suo personale prestigio.

Tutta da giocare invece la situazione della Puglia, altra regione strategica dove il Pd sostiene il presidente Emiliano, ma dove grillini e renziani hanno un candidato proprio. Una grossa incognita è il candidato alternativo di centrodestra, l’imprenditore Fitto che è passato nel corso degli anni da Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma che ha tutto il centrodestra compatto.   

Resta comunque il fatto che, a seconda degli spostamenti e delle conquiste – oltre che l’esito del referendum – il voto regionale influirà in un senso o nell’altro sulla situazione nazionale in un momento come questo tutto particolare  nel quale il pso dei partiti in parlamento appare assai diverso da potenziale voto dei cittadini e dove appare sempre mpiù difficile scegliere sul piano operativo dall’economia alla sanità alla scuola.