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La strategia vincente del green pass e dei vaccini

di Paolo Lingua

Il governo Draghi, con grande saggezza, ha messo a punto una graduale (ma sempre in crescendo) estensione dell’obbligo del green pass per i settori pubblico e privato, in pieno accordo con i vertici della pubblica amministrazione e della Confindustria. E questa linea significa, in parole povere, una estensione di fatto dell’obbligo del vaccino. E i risultati, anche sul piano statistico, si stanno vedendo: la percentuale dei vaccinati, in particolare i giovani dai 12 anni ai 18 è in crescita tanto è vero che alla vigilia della riapertura dell’anno scolastico si è quasi vicini al totale, sia degli studenti sia dei docenti, sia del personale scolastico ausiliario. E’ fin troppo evidente che studenti e docenti hanno sofferto l’ultimo anno scolastico gli effetti negativi della didattica a distanza, una condizione nella quale nessuno vuole tornare.  E’ una condizione pesantemente limitativa dell’attività scolastica di cui si sono sofferti gli effetti negativi.

E va aggiunto che la didattica distanza non soddisfa neppure l’insegnamento universitario. Draghi si è mosso con prudenza, ma anche con determinazione, sostenuto anche dal ministro Speranza e dal generale Figliuolo per arrivare ai primi di ottobre al traguardo dell’ 80% degli italiani vaccinati due volte, obiettivo che corrisponderebbe alla cosiddetta “immunità di gregge”. La maggiore difficoltà è costituita dalla fascia (si parla di quasi due milioni di italiani, in un contesto più vasto di quasi dieci milioni) di ultracinquantenni che rifiutano di vaccinarsi. In questo contesto però si vanno restringendo gli spazi dei vari movimenti “no vax” che trovano sempre meno agganci nella società civile. In parte la loro argomentazione si fa sempre più fragile perchè l’incremento dei vaccini argina di fatto il Covid, senza contare che ormai nei movimenti, sempre meno legati a una piazza alternativa, hanno ormai in prima fila i gruppuscoli dell’estrema destra alla ricerca di spazi elettorali.

A questo proposito appare sempre più debole la posizioni di Matteo Salvini che ha cercato, sia pure con ondeggiamenti tattici, di non lasciare i “no vax” sotto il controllo di Fratelli d’Italia, unico partito all’opposizione del governo. Ma Salvini, in questi ultimi giorni, ha visto emergere all’interno della Lega, forti componenti invece omologhe alla linea strategica di Draghi, realtà politiche da non sottovalutare, perché  si parte dal ministro Giorgetti, di fatto alternativo a Salvini. Non solo: a favore dell’estensione del green pass e dell’obbligo vaccinale sono ormai schierato i presidenti leghisti della Lombardia, Fontana, e del Veneto, Zaia. Ed entrambi, come è noto, godono di ampio prestigio nella base. Per Salvini, che teme un sorpasso nel consenso da parte della Meloni, manca anche la spalla di Forza Italia, perchè da Berlusconi a tutti i suoi luogotenenti c’è uno schieramento massiccio favorevole al green pass , così come in tutta l’area moderata di centro.  Ora occorre capire gli ultimi passaggi che si svolgeranno nelle prossime settimane.

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