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La storia infinita delle grandi opere in Liguria

di Paolo Lingua

Le grandi opere infrastrutturali in Liguria hanno avuto una esecuzione e una realizzazione veloce a partire dalla metà degli anni Cinquanta sino alla metà degli anni Ottanta, i cosiddetti anni del “boom”. Si puntò sulle autostrade più che sulle ferrovie, anche perché c’era un forte interesse di “sostegno” da parte dell’industria automobilistica che era in crescita vertiginosa.  Alla fine degli anni Novanta, quando ormai la crescita era bloccata da quasi quindici anni e i progetti successivi languivano sulla carta e in dibattiti sterili e artificiosi, lo storico leader ligure Paolo Emilio Taviani ammise che nella strategia del “ferro” era stato commesso un errore di fondo.

E in effetti ancora oggi la linea raddoppiata tra Genova e Ventimiglia che poi è l’asse fondamentale da e per la Francia  nell’arco di settant’anni non è stata ancora completata. Ne manca da tempo un tratto che colleghi le provincie di Imperia e di Savona. E’ uno degli interventi per i quali ha ritenuto si possa dar vita a un regime esecutivo commissariale (tipo “modello Genova”) il ministro dei trasporti Paola De Micheli nei giorni scorsi. Passando poi alla fatidica linea Pontremolese e ad altre opere importanti, la stessa De Micheli, a un convegno della Uil, ha ribadito l’ipotesi di allargare le soluzioni commissariali. E si è ribadita l’importanza di realizzare la famosa Gronda autostradale sull’asse di Genova, un progetto decollato all’inizio degli anni Novanta ma che in trent’anni non ha ancora trovato lo sblocco. Da parte del ministro è stato ribadito che andrebbero definiti i rapporti , ancora complessi, tra il governo e la società autostrade che sarebbe, sulla carta, l’impresa che dovrebbe realizzare l’opera.

Ma su tutte le vicende in proposito pendono i contrasti tra i partiti del governo. Sulle grandi opere pendono i dubbi del M5s e il “no” alla Gronda, opera per la quale sono già stati effettuati in gran parte gli espropri. Ferruccio Sansa, candidato presidente della regione per il centrosinistra, ma sostenuto in particolare dai grillini, ha compiuto un mezzo passo avanti annunciando d’essere favorevole a una realizzazione parziale dell’opera, anche se da parte del Pd si è ribadito che invece  l’opera va realizzata per intero. La situazione, volendo confrontare le radiografie di convegni, visite ufficiali e progetti annunciati, non è cambiata con i diversi governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni. Si discute, si annunciano progetti, si passa a valutazioni di massima. Si riballano i problemi dal centro alla periferia. In questo momento, sul piano concreto, abbiamo i lavori in corso per il Terzo Valico (decollato dopo decenni di discussioni) che sarà in funzione tra qualche anno e constatiamo il funzionamento del ponte crollato ricostruito in meno di due anni. Il che vorrebbe significare che il “modello Genova” sarebbe una linea operativa sulla quale proseguire.

Si sono però più “ma” occulti che opposizioni palesi. Il modello commissariale piace a una larga parte dell’opinione pubblica e al mondo imprenditoriale e professionale. Ma suscita dubbi e perplessità nel mondo della burocrazia pubblica (che si sente esautorata) e anche da parte di alcune componenti politiche, legate al giustizialismo e allo spirito indagatore a tutti i costi, che vorrebbero poter mettere blocchi e intralci a progetti e appalti. Il “modello Genova” molto probabilmente, nel corso dei prossimi mesi, anche in funzione della disponibilità dei mezzi del “Recovery Fund” , sarà oggetto di blocchi e freni assai più del previsto, al di là delle dichiarazioni-slogan di politici, amministratori e ministri. Poi c’è chi ama i dibattiti, i convegni, i confronti, magari sollecitato da quel mondo imprenditoriale che teme sempre di essere escluso dai bandi e dai concorsi. Il “modello Genova” di fatto può bloccare molti interessi, anche quelli della parte più potente della malavita organizzata.

Per questo, con tutto il rispetto per il ministro Paola De Micheli, sarebbe il momento di smetterla a vivere di spot, di slogan e di annunci, in particolare in una regione come la Liguria dove uno dei riferimenti maggiori dell’economia è il sistema portuale. E le merci crescono0 se poi, appena sbarcata, possono correre, il più velocemente, a destinazione. L’economia moderna cresce anche in funzione dei servizi che sono altrettanto importanti e determinanti del momento produttivo.

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