La Spezia: destituito dal comando il generale Vannacci per il libro "politicamente scorretto"
di Redazione
E' stato "messo a disposizione del comando delle forze operative terrestri" rimanendo nella sede di Firenze. "Risponderò nelle sedi opportune"
Il generale Roberto Vannacci, al centro di polemiche per quanto scritto ne "Il mondo al contrario", un libro autopubblicato e disponibile su una piattaforma in rete, è stato sollevato dal comando e rimosso da capo dell'istituto geografico militare di Firenze.
E' quanto stabilito dallo Stato Maggiore dell'Esercito. In base a quanto si apprende Vannacci (54 anni, nato alla Spezia, un passato nella Folgore con ruoli di responsabilità nelle forze speciali in molte missioni all'estero) è stato messo a disposizione del comando delle forze operative terresti rimanendo nella sede del capoluogo toscano.
"Quando scrivevo questo libro - commenta Vannacci - sapevo che avrebbe dato da discutere ma sicuramente non mi aspettavo questo polverone. Non replicherò a decisioni che arrivano da una catena gerarchica. Lo farò nelle sedi opportune".
In oltre trecento pagine, un vero e proprio saggio oggi al terzo posto nelle classifiche di vendita on line, l'ex responsabile dell'Istituto geografico militare emette una serie di giudizi omofobi e prese di posizioni contro femminismo, migranti e ambientalismo. Concetti espressi senza mezzi termini, in modo crudo e diretto. Pagine che, come prevedibile, non sono passate inosservate. Parlando di omosessuali e coppie gay afferma: “normali non lo siete, fatevene una ragione!” E ancora: “la normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionali”. Parlando della legittima difesa il generale non usa mezzi termini. Se un ladro entra in casa “perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani”, “se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare di essere condannato?”.
Nel libro, l’ufficiale passa in rassegna quelle che a suo avviso sono le afflizioni della società, dagli “occupanti abusivi delle abitazioni che prevalgono sui loro legittimi proprietari - si legge nella quarta di copertina -; quando si spende più per un immigrato irregolare che per una pensione minima di un connazionale; quando l’estrema difesa contro il delinquente che ti entra in casa viene messa sotto processo; quando veniamo obbligati ad adottare le più stringenti e costosissime misure antinquinamento, ma i produttori della quasi totalità dei gas climalteranti se ne fregano e prosperano”.
“’Il Mondo al contrario’ - scrive Vannacci - vuole provocatoriamente rappresentare lo stato d’animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire, come logica e razionalità. ’Cosa c’è di strano? Capita a tutti, e spesso’ - direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l’impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati”. “Basta aprire quella serratura di sicurezza a cinque mandate che una minoranza di delinquenti ci ha imposto di montare sul nostro portone di casa per inoltrarci in una città in cui un’altra minoranza di maleducati graffitari imbratta muri e monumenti, sperando poi di non incappare in una manifestazione di un’ulteriore minoranza che, per lottare contro una vaticinata apocalisse climatica e contro i provvedimenti già presi e stabiliti dalla maggioranza, blocca il traffico e crea disagio all’intera collettività. I dibattiti non parlano che di diritti, soprattutto delle minoranze: di chi asserisce di non trovare lavoro, e deve essere mantenuto dalla moltitudine che il lavoro si è data da fare per trovarlo; di chi non può biologicamente avere figli, ma li pretende; di chi non ha una casa, e allora la occupa abusivamente; di chi ruba nella metropolitana, ma rivendica il diritto alla privacy”.
Vannacci nel libro menziona anche la pallavolista Paola Egonu, definendola "somaticamente non italiana". Sul punto, ospite di Retequattro, osserva: "Non vedo perché debba porgere delle scuse per un’espressione che non è assolutamente offensiva. Io ho detto solamente una cosa che è ovvia e lo dimostro anche in maniera molto semplice. Proprio a seguito di questa esposizione mediatica riferita a questa frase che appare sul libro e che è stata decontestualizzata, oggi ho aperto il profilo Wikipedia di Paola Egonu e di altre pallavoliste che invece hanno una fisionomia europea. Nel profilo di Paola Egonu è scritto che è una pallavolista italiana nata a Civitella da genitori nigeriani. In tutti gli altri profili delle pallavoliste sue colleghe, c’è scritto che sono pallavoliste italiane, nate chi a Gorizia, chi a Napoli, chi a Roma…”.
“Ma nessuno ha specificato l’origine dei genitori: questo dà esattamente ragione a quello che io ho espresso. Ovvero che il vedere una bravissima pallavolista dalla pelle scura non la identifica in maniera immediata come italiana. Perchè da 4mila, 5mila, 6mila anni lo stereotipo dell’italiano è quello di un uomo bianco, ma questo non vuol dire che gli uomini bianchi siano superiori a quelli neri o viceversa. Le espressioni razziste sono quelle che individuano una superiorità predefinita di una razza sull’altra, ma questa non era assolutamente la mia intenzione e non è quello che ho espresso sul libro. Ho semplicemente detto che guardando gli affreschi che ci derivano dagli etruschi fino ai giorni nostri, non dico la totalità ma probabilmente il 99,9 per cento delle figure italiane che vi sono rappresentate, sono rappresentate secondo dei canoni che Paola Egonu non rispecchia. Ma questa non è un’offesa, è una realtà talmente palese - conclude - che proprio sul suo profilo hanno voluto specificare che è un’italiana dai genitori di origine ivoriana”.
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