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La sinistra in agitazione da Roma a Genova

di Paolo Lingua

La sinistra in agitazione da Roma a Genova

Il giovane consigliere reginale Sanna, nuova leva del Pd, muove guerra al segretario regionale Farello e punta a un congresso regionale che ribalti l’attuale establishment del partito in Liguria. E’ un’azione non del detto chiara sul piano operativo e non strettamente collegata, se non nel nome del cambiamento, alla cosiddetta “battaglia di genere” impostata dal nuovo segretario nazionale Letta. Il Pd è certamente in agitazione ma la sua linea futura per il momento non è ancora del tutto chiara. Letta si muove con incontri a 360 gradi tra alleat8i e oppositori e cerca uno spazio all’interno dei sostenitori del governo Draghi, ma con la mente proiettata al “dopo Draghi” una dimensione che per il momento non è chiara nessuno. Anche perché non è ancora nitido l’orizzonte che si profilerà il prossimo anno alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica e non si comprende se l’attuale governo arriverà all’appuntamento “normale” del Parlamento nella primavera del 2023.  

Letta, a quel che si è capito sinora (salvo improvvise impennate), tende a tenere aperte al Pd alleanze di sinistra e di centro moderato, pur puntando a non rompere il rapporto con il M5s, partito a sua volta in assoluta ebollizioni all’interno e all’esterno. Il mantenimento dell’alleanza anche in funzione delle future amministrative è funzionale e pragmatico ma Letta, sia pure senza farne un argomento di polemica con la gestione passata, punta a imporre la leadership del Pd, allentando quella che, tutto sommato, è stata una gestione – quella di Zingaretti – troppo sottomessa ai contenuti programmatici dei “grillini”. D’altro canto, in questo momento in cui Conte si appresta a assumere la leadership del movimento, le posizioni tra le infinite tribù interne ed esterne sono tutt’altro che omogenee.

Basterebbe fermarsi a riflettere tra le sparate di Grillo sui limiti del doppio mandato oppure sulla linea strettamente filo-Draghi del ministro degli esteri Di Maio, per non parlare della rissa sulla piattaforma Rousseau. Nel Pd questi aspetti interni dei contrasti deM5s sembrano importare poco. Ma non sarà semplice trovare la quadra per le alleanze alle elezioni amministrative d’autunno. Roma è il primo grosso ostacolo, ma anche Torino e Milano hanno situazioni assai complesse e dissenti neppur troppo celati. In Liguria l’appuntamento di maggior peso politico è Savona, altra amministrazione sulla quale non c’è feeling, almeno per il momento all’interno della sinistra, mentre anche il centrodestra uscente è alla ricerca di un candidato. Ma come andranno in Liguria le cose all’interno del Pd? Molte posizioni tra i piccoli colonnelli del territorio non sono ancora sotto la luce dei riflettori. Anche perché il ligure che ha maggior peso a Roma, il ministro Andrea Orlando, più forte a casa sua alla Spezia (ma dove non mancano dissensi e distinguo), non gode di grande prestigio a Genova e in tutto il Ponente, dove la sua linea elettorale per le regionali, finite in una pesante sconfitta, non è mai stata condivisa. Lo stesso discorso vale appunto per Genova dove non si è voluti, nello scorso autunno, andare allo scontro con Roma .

Ma tra il capoluogo ligure e la capitale per il momento non c’è una grande comunicazione anche perché di fatto il Pd no n ha leader nazionali come nel passato. E non è chiaro quali rapporti, con radici riferite a una dozzina d’anni fa, possa ancora avere il nuovo segretario Letta. Infatti, al di là dei possibili scontri a livello regionale, non sembra emergere sino a ora un possibile nuovo segretario regionale e anche il segretario provinciale, considerato che anche Alberto Pandolfo sembra incline a lasciare l’incarico. Emergono, sia pure sfumate, posizioni differenti sia in Comune sia in Regione, dove non si fa strada una opposizione decisa e dura contro il centrodestra. Tutto sembra rimandato alle comunali di Genova del 2022 che saranno una sorta di “prova del 9” delle forze politiche in campo. Ma soprattutto si vedrà come si muoverà l’opinione pubblica, per il momento dominata dai problemi della pandemia da superare al più presto.