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La proposta di Bassetti: "Over 65 chiusi in casa: non si esce nemmeno per la spesa"

di Eva Perasso

"Tamponi per tutti? Impossibile, i laboratori non reggerebbero"

E' intervenuto via Skype durante la nostra diretta Tgn, Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del San Martino. Con lui abbiamo fatto il punto sulla situazione dell'emergenza in Liguria, passando dall'esito delle cure con i nuovi farmaci al tasso di mortalità che in Italia (al momento, ha spiegato Bassetti) è di molto superiore a quella di tutti gli altri paesi.  

"La situazione è difficile - ha spiegato il professor Bassetti - Abbiamo i nostri ospedali che sono pieni di persone con situazioni molto variegate, da quelle molto difficili, che necessitano di assitenza respiratoria o con intubazione o l'ormai famoso casco, fino a situazioni più tranquille, che necessitano di ricovero comunque. Abbiamo utilizzato fin da subito protocolli di terapia che mettono insieme vecchi farmaci con altri farmaci che funzionano per la cascata infiammatoria. Oltre a queste abbiamo anche utilizzato in due casi e ci apprestiamo a farlo in altri due pazienti, il Remdesivir che è un nuovo farmaco sviluppato per ebola e che ha mostrato di avere attività anche nei confronti del coronavirus". 

"Il messaggio positivo quando guardiamo i numeri riguarda due variabili che devono essere guardate - ha aggiunto Bassetti - la prima è la mortalità che in Liguria è molto minore rispetto a quella di altre regioni, nonostante abbiamo una popolazione di pazienti molto anziani e nonostante abbiamo ricevuto casi lombardi molto anziani. Ma soprattutto quello che è molto importante è che abbiamo più guariti rispetto alle altre regioni, cioé ci sono più persone che vanno a casa perché hanno passato la fase critica dell'infezione. Alcuni, ed è un dato importante, con i due tamponi negativi, cioé guariti e nemmeno più contagiosi, ed altri che vanno in isolamento domiciliare dove fare la loro convalescenza per poi rimettersi in comunità. Che vuol dire che potranno poi tornare ad avere una vita normale, senza problemi o rischi per se stessi, per gli altri e ci auguriamo anche avendo sviluppato gli anticorpi che permettano loro di non sviluppare la malattia nel caso venissero nuovamente in contatto con l'infezione". 

"I farmaci antivirali tradizionali, il protocollo regionale dice che tutti i pazienti possono farli - ha spiegato ancora Bassetti - Vengono offerti a tutti mentre i farmaci sperimentali, essendo tali, rientrano in un protocollo con un criterio d'inclusione. Chi non risponde a determinati criteri non può essere arruolato in un determinato protocollo. Sono farmaci che si chiamano sperimentali proprio perché possono essere somministrati solo su alcuni pazienti con alcune determinate caratteristiche". 

Non si sbilancia, invece, Bassetti sui tempi che serviranno per tornare alla normalità. "Le previsioni sono difficili da farsi - ha detto ancora Bassetti - chi le ha fatte ha sbagliato come chi non le ha fatte. Io credo che dovremo avere ancora pazienza per una settimana, dieci giorni per capire se raggiungeremo davvero il fatidico picco, dopodiché dovremo avere quella che viene definita la fase di plateaux, in cui arriveranno un certo numero di casi sempre stabili, senza crescite e poi arriverà la discesa".

La ricetta però per tornare alla normalità è una sola e il professor Bassetti ci svela di aver proposto all'Istituto superiore di sanità un'ulteriore stretta: "Noi adesso però dobbiamo remare dalla stessa parte - ha commentato - Stamani ho sentito i vertici dell'Iss facendo una proposta: noi ci accorgiamo che abbiamo in ospedale tantissimi casi di persone anziane che continuano, nonostante le raccomandazioni, a uscire di casa. Oggi non è più il tempo di farlo. Bisogna che ci sia una stretta forte a livello centrale. La proposta è che le persone con più di 65 anni o che abbiano delle fragilità, delle malattie di base, non possano nemmeno più uscire di casa se non al massimo una volta la settimana, ma solo nei casi in cui non si sia in grado di portargli la spesa a casa. Questo dobbiamo farlo perché io vedo ancora troppe persone anziane che vanno in giro a comprarsi le sigarette, che vanno a fare la spesa 3-4 volte al giorno, che vanno a farsi la passeggiata. Dobbiamo tutelare queste persone che sono quelle più fragili, quelle che più facilmente muoiono, quelle che più facilmente vengono in ospedale. Questo non è un atteggiamento di cattiveria ma di amore verso gli anziani. Chi non l'ha capito, e purtroppo finora sono tanti anche a Genova, bisogna che in qualche modo ci sia un'atteggiamento coercitivo da parte dello stato".

Negli ultimi giorni, poi, ha suscitato molto scalpore il fatto che l'Italia sia balzata in testa alla triste classifica dei decessi, scavalcando anche un paese popolosissimo come la Cina, dove il Covid-19 è peraltro partito: "Il tasso di letalità italiano lo potremo valutare solo alla fine dell'epidemia. Ci sono due variabili: noi abbiamo una popolazione fra le più anziane al mondo ed è evidente che tante persone sono meno competenti dal punto di vista del sistema immunitario. Arrivano a 80-90 anni magari ma con una condizione di grande instabilità dove un'infezione di qualsiasi genere può essere letale. La seconda variabile è che noi stiamo vedendo la letalità calcolata sul numero dei casi che non sono il numero dei contagiati. Noi adesso stiamo vivendo una situazione pandemica: quando chiuderemo quest'epidemia noi avremo non decine di migliaia di contagiati ma forse addirittura milioni. E allora lei capisce che a quel punto la percentuale dei decessi, cioè la percentuale di letalità, si abbasserà drasticamente, intorno allo 0,5-1%. Ma oggi quello che sta facendo male al sistema sanitario non è la mortalità ma la morbilità: i ricoveri, le cure, la necessità di medici e infermieri. E' chiaro che noi dobbiamo piangere i morti ma dobbiamo ragionare sulla morbilità. Io credo, lavorando a Genova, che questa infezione sia veramente molto più diffusa di quanto oggi ci dicono i numeri".

Bassetti ha poi colto l'occasione per rispondere alla domanda che in molti, soprattutto sui social, continuano a far rimbalzare: perché non si fanno tamponi a tappeto, all'intera popolazione italiana per capire chi è positivo e chi non lo è? "Immaginatevi voi se io non sarei d'accordo nel fare tamponi a tutti - ha concluso Bassetti - Noi però dobbiamo pensare sempre alla sostenibilità di quello che proponiamo. I nostri laboratori sono già al collasso con i tamponi dei soli sintomatici. Immaginatevi cosa succederebbe se domattina i nostri laboratori iniziassero a ricevere diecimila o ventimila tamponi al giorno, anziché mille o duemila come accade ora. Non ci sono nemmeno i reagenti per gestire numeri del genere. Ora tutto il mondo sta chiedendo alle aziende produttrici di avere i reagenti. Il problema non è volerlo fare o no ma se siamo in grado di farlo o no. Oggi noi non siamo in grado di farlo a tutti. Possiamo farlo solo in piccoli cluster, come hanno fatto in Veneto, ma la città di Vo' faceva tremila abitanti. Vogliamo pensare di farlo in una città come Genova o in una regione come la Liguria, dove ci sono un milione e cinquecento mila abitanti? Quando si fanno queste proposte, io sono il primo ad accettare che ci sia il dibattito ma quando si parla bisogna poi parlare di sostenibilità. Tutti noi vorremmo andare in giro con la macchina più potente del mondo ma poi quanti chilometri faccio con una macchina che fa 5 km al litro? Noi come uomini di scienza dovremmo dire questo oggi alla gente e la gente, dal canto suo, oggi dovrebbe fare un po' meno l'infettivologo, il virologo, l'epidemiologo e fare un po' di più il cittadino, lasciando ai tecnici le decisioni. Noi non è che le prendiamo perché siamo cattivi ma perché guardiamo anche alla sostenibilità delle decisioni".