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La preghiera del Cardinal Bagnasco alla Madonna

di Paolo Lingua

Era un’atmosfera diversa oggi nella Cattedrale di San Lorenzo, vuota e scarsamente illuminata, mentre il Cardinale Angelo Bagnasco pregava la Madonna, Regina di Genova, chiedendo il suo intervento per allontanare lo spettro del coronavirus. Nel vuoto e nel silenzio sim diffondeva una suggestione che aveva effetti coinvolgenti. Le parole, molto semplici, del Cardinale, in ginocchio dinanzi all’immagine della Vergine sull’altar maggiore, si distendevano piane nella chiesa vuota. Un senso diffuso di preghiera familiare, di semplicità, di solidarietà si svolgeva coinvolgente. E tutti pensavano ai malati, ai defunti, agli amici o ai parenti o colpiti dal virus o comunque potenzialmente a rischio. L’invocazione alla Madonna , scandita per tre volte dalla recita dell’Ave Maria, ha seguito di pochi minuti il Padre Nostro recitato da Roma da Pala Francesco.

Il Cardinale Bagnasco ha pregato non solo come Arcivescovo di Genova, ma anche come Presidente della Cei, realtà che raccoglie tutta l’Europa, affiancato idealmente nella impostazione anche dal presidente dei vescovi della Comunità Europea. E’stato un abbraccio di fede e di solidarietà che ha voluto coinvolgere tutti i popoli colpiti da due mesi dal contagio che ha provocato tanti morti e tanti ricoverati.  

A Bagnasco è parso importante l’invocazione alla Madonna perché da sempre, nelle vicende della Chiesa, è sempre stata il simbolo della misericordia e dell’aiuto da chiedere a Dio, per sua intercessione. Vergine e Madre del Figlio di Dio  è l’immagine ideale per chiedere aiuto e conforto, sempre invocata in momenti tragici: guerre, persecuzioni, carestie, epidemie.

L’aggancio con la giornata di oggi, frutto d’un collegamento con la Storia di Genova, appare singolare. Infatti il 25 marzo 1637 il Senato della Repubblica di Genova proclamò la Madonna Regione di Genova. C’era, accanto alla fede, anche un obiettivo politico e strategico. Bollare come nemico della religione chiunque avesse tentato un colpo di Stato (Genova veniva da un periodo inquieto di contrasti interni) nonché da al Dogato una qualifica di regalità.  Era un’epoca in cui Genova temeva la pressione dei Savoia e della corona francese. Non solo, sulle monete della Repubblica la Madonna prese il posto del grifo.

Ma è chiaro che l’intenzione del Cardinale va, in questo pesante contesto, ben oltre l’aggancio storico con vicende ormai superate e di cui s’è perduta la memoria. Il nostro Arcivescovo è profondamente preoccupato per tanti aspetti che caratterizzano la diffusione del contagio. La solitudine dei malati, la condizione di chi ha problemi collaterali di salute, l’età media molto alta della popolazione ligure. Non sono: dal momento che ha sempre avuto molta attenzione ai problemi sociali e delle condizioni dei lavoratori, è particolarmente preoccupato di fronte a quasi tutti i settori produttivi e del lavoro bloccati non si sa per quanto tempo ancora.

La preghiera alla Madonna Regina non è stata soltanto offerta per chiedere l’aiuto divino per la vicende del presente e del dramma del coronavirus, ma è stata una invocazione che è voluta andare oltre, verso la speranza d’una rinascita nel prossimo futuro, quando la nostra vita dovrebbe tornare alla normalità. Ma quale sarà la “normalità” che dovremmo riprendere tra pochi mesi? Quante altre vittime virtuali della crisi economica che si prevede emergere all’indomani della cessazione del virus? Il Presule sa benissimo che la società, ma con la Chiesa in prima linea, dovrà affrontare una nuova non meno dura battaglia. Sempre nel nome della fraterna solidarietà.

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