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La Pasqua reclusa

di Paolo Lingua

La Pasqua reclusa

Come l’anno scorso, ma speriamo che sia davvero l’ultima volta, passeremo la Pasqua in reclusione, come del resto è avvenuto a natale. Ma per quel che riguarda la festività di questi giorni – che per la Chiesa cattolica è la festa religiosa più importante, per i significati emblematici della Resurrezione – c’è il problema che coincide con il cambio di stagione e dell’addolcirsi del clima. Le giornate che si allungano accompagnate dal sole. La voglia di uscire, di fare gite, di fare brevi vacanze è molto forte. Non dobbiamo dimenticare che, piaccia o non piaccia, noi siamo ormai una società consumistica e il coronavirus ha schiacciato con la forza questa istanza che ormai fa parte del nostro DNA. Ma, purtroppo, non c’è nulla da fare. I vertici della sanità e della politica hanno capito che per operare un salto di qualità e dare il colpo decisivo al diffondersi dei contagi, dei ricoveri e dei decessi occorre bloccare movimenti ne spostamenti, annullando tutte le ipotesi di rischio.

Il programma che abbiamo di fronte a partire appunti da questi giorni di ferie pasquali cancellate spietatamente è di sopportare stoicamente un mese di severa disciplina, più o meno accentuata, ma sostanzialmente sul filo delle proibizioni. La disciplina andrà – e si spera che il governo non abbia pause imprevedibili riguardo alle forniture -di pari passo con l’incremento delle vaccinazioni che, forse, nelle ultime settimane hanno avuto qualche sbandamento. Occorre, accanto categorie operative (medici, infermieri, farmacisti, operatori sanitari, militari, insegnanti e così via), vaccinare, con criterio minuzioso e scientifico le diverse fasce d’età in mod9o da immunizzare prima gli over 80, poi gli over 70 e, via via le classi sempre più giovani. Vaccinare gli anziani significa andare ad eliminare i decessi e svuotare i reparti a terapia intensiva negli ospedali i immunizzare le RSA. Occorre imitare il modello inglese e americano. Vaccinare a ritmo serrato senza battute d’arresto.

Ma soprattutto la protezione civile e il servizio di emergenza nazionale devono essere repentini nel recupero delle dosi di vaccino.  A quanto risulta, avremmo toccato la punta di oltre 200 mila vaccinazioni al giorno, meno della metà dell’obiettivo che ci siamo prefissati per chiudere la prima grande fase della vaccinazione entro l’autunno. Sinora i nostri dati sono bassi: circa 10 milioni di italiani avrebbero ricevuto la prima dose, ma solo tre milioni hanno avuto la seconda. Teniamo presente che sia 60 milioni e che per essere sicuri – o quasi – dovremmo arrivare a settembre-ottobre poco sotto i 50 milioni. Solo così si dovrebbe bloccare il flusso dei contagi e a questo punto riprendere – o quasi, la vita normale. Sarà un passaggio – meglio dirlo con molti mesi di anticipo per prudenza – delicatissimo, perché coinciderà con la auspicata ripresa economica. Il percorso autunno-Natale sarà forse il momento determinante, ma il momento più difficile e ricco di maggiori pericoli sarà   il passaggio che decollerà da giugno-luglio.

E’ probabile che le infezioni comincino a calare nettamente, ma occorrerà essere prudenti e con il piede sul freno. L’estate scorsa è stato il preludio della ondata autunnale che non s’è ancora smorzata. Troppo entusiasmo, troppa movimentazione, troppi assalti alle spiagge e ai locali delle località di villeggiatura. Sarà importante tenere a mente che il freno al coronavirus dipende in gran parte dai nostri comportamenti. Il contagio viene dagli assembramenti “gratuiti” e da forme irrazionali di evasione a tutti i costi. Certo, ci sono precise categorie in grave sofferenza -il settore turismo e tutte le attività collegate, per non parlare di bar, ristoranti, pizzerie e realtà connesse, per non parlare di cinema e teatri – e che sognano di tornare alla normalità, riaccendendo metaforicamente le luci della città al calar della sera. Ma il nostro primo istinto deve essere per forza la prudenza. Ci vorranno ancora sacrifici. Inutile illudersi. Il sonno della ragione genera mostri. Forse è la preghiera laica di questa Pasqua reclusa.