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L'autostrada che non finisce mai

di Paolo Lingua

Come è capitato anche a noi, affrontando la questione da molte settimane, era difficile, se non arduo, esprimere previsioni ottimistiche. La trattativa tra Atlantia, società controllata dai Benetton, che a sua volta è l’azionista di riferimento dell’Aspi, e la parte pubblica, ovvero la CDP (con le società finanziarie internazionali collegate, Blackstone e Macquarie), ha avuto uno spostamento di qualche mese. Atlantia aspetta il consiglio di amministrazione di metà gennaio per valutare l’offerta di acquisizione da parte della CDP ed eventualmente presentare una controfferta. La discussione è complessa e riguarda tutta una situazione articolata di pesi e contrappesi e di valutazioni di eventuali costi collaterali, oltre che è ancora ferma sulla possibilità da parte della CDP e dei suoi soci d’una quota dell’ 88% o dell’ 80%. Inoltre il gruppo controllato dai Benetton opera su molti fronti, cos’ come ha ceduto, due settimane fa, metà del pacchetto azionario della società Telepass. La marcia sulla complessa vicenda di Aspi, decollata all’indomani della tragedia del Ponte Morandi, è sempre stata caratterizzata da “stop and go”, ma più che altro da “stop”.

Come tutti ricordano, a 24 ore dal crollo del Ponte Morandi, da parte del governo (che era ancora “gialloverde”) era scattata, anche per una motivazione politica e “morale”, tipica del movimento, la richiesta del M5s di effettuare la revoca della concessione autostradale ad ASPI. In parole povere, nell’emozione del momento, si puntava a una scelta “punitiva” nei confronti della gestione delle Autostrade, ritenute indirettamente responsabili per trascuratezza e mancanza di controlli. Nel frattempo era partita – ed è ancora in corso, anzi ancora al decollo – l’azione della magistratura per appurare le responsabilità. E tutti sappiamo che è in corso una complessa operazione di perizie e di controperizie, oltre che si controlli a 360 gradi. Il Governo, soprattutto ormai a gestione “giallorossa”, s’è mosso poi più cautamente (sulla linea del Pd e di Italia Viva), al fine di evitare cause e controcause da parte di ASPI, con molte questioni pendenti che riguardano il pagamento dei danni alle vittime e alle strutture distrutte, per non parlare delle valutazioni sulla complessa concessione. In parole povere da parte pubblica, pur insistendo a voler ritirare in qualche modo la concessione, ci si è mossi con maggior prudenza al fine di evitare di pagare eventuali penali o di finire in una giungla di cause e controcause e di ricorsi.

Nel frattempo abbiamo assistito a un numero incredibile di interventi sulle reti autostradali della Liguria, al blocco del traffico, allo stop nelle gallerie, nei ponti e in molti passaggi. Per mesi, dalla primavera scorsa, i cittadini, i viaggiatori e le imprese hanno subito ritardi e danni. Non solo: si annunciano altri interventi per i prossimi mesi con blocchi del traffico parziali o notturni. Anche su questo non mancano gli interrogativi: se ci sarà la cessione (di fatto la vendita) da Atlantia alla CDP, come si articolerà la gestione? Come sarà organizzata dal nuovo acquirente? Sarà una gestione diretta oppure con una realtà tecnica acquisita? Non sono facili le risposte. Ma c’è ancora una questione, per ultima ma non l’ultima per importanza. In teoria, ASPI si era impegnata a realizzare la famosa Gronda, altro progetto ultraventennale. E il progetto – lo ha detto anche la ministra Paola De Micheli – sarebbe già pronto sulla carta. Come molti ricordano, anche in campagna elettorale, non sono mancate riserve da parte dei “grillini” da sempre ostili. Poi, con la vicenda travolgente del coronavirus, dopo le elezioni regionali , se ne è parlato in termini sempre più generalisti. Il quadro quindi della revoca – più o meno tecnica – della concessione corre lungo una strada (autostrada) di cui non si conosce la fine, come in una favola. Ma è una favola triste, che si accumula agli infiniti problemi che tutti stiamo vivendo. Questo spiega, in gran parte, i continui rinvii e le incertezze soprattutto di parte pubblica. Comunque ormai se ne riparlerà a gennaio.