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L’assurda “gaffe” di Giovanni Toti

di Paolo Lingua

L’assurda “gaffe” di Giovanni Toti

Il twitter di Giovanni Toti che ha provocato - giustamente - una catena di reazioni polemiche va al di là dei suoi contenuti politici (non importa se voluti o frutto d’un pasticcio di confusa scrittura) e mette in luce un sistema di comunicazione che non è controllato intellettualmente e che punta solo a invadere al limite del paradosso lo spazio cosiddetto social. Riscriviamo il messaggio incriminato:” Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelati”. A rileggerlo, sia pure con un certo distacco, il ragionamento appare sgangherato. Anche il giudizio sugli “over 70” non sta in piedi, non tanto per spirito umanitario e sociale, ma perché i Italia, ma in particolare in Liguria dove l’età media è altissima, il quasi mezzo milione di anziani produce un reddito valutato approssimativamente tra i sei e i sette miliardi. C’è da parte del popolo dei “nonni” anche un forte supporto sociale per i figli e i nipoti, non solo a volto con aiuti economici, ma anche con interventi concreti di servizio (accompagnamento a scuola, ospitalità mentre i genitori sono al lavoro o lavorano da casa) non sempre finanziariamente calcolabili. Insomma, la sortita del Presidente della Regione, fa acqua da tutte le parti. E le giustificazioni successive di Toti, dopo una mitraglia di critiche sui social, hanno sì fatto capire che si trattava d’un pasticcio di comunicazione, ma sono sembrate affannate giustificazioni, che cercavano di tenere connessi errori e spiegazioni. Un autentico caos .A un certo punto è sembrato di capire (il dubbio in questa vicenda pende in continuazione) che Toti aveva indicato il senso del messaggio e che il suo sistema di comunicazione lo aveva male interpretato e ancor peggio trascritto. Tanto è vero che, proprio nel quadro della “excusatio non petita”, la responsabile della comunicazione del presidente ammette il clamoroso errore di scrittura (e di interpretazione, definendolo, e qui è da restare allibiti, con una espressione volgare da taverna. Allucinante per un comunicato ufficiale d’un ente come la Regione. Viene ammesso lo sbaglio e vengono presentate le scuse. “Noi abbiamo sbagliato, travisando nella sintesi il significato del pensiero. Beato chi non fa errori nel proprio lavoro”. A questo punto “no comment” Le gaffes si inseguono.

Ma la vicenda merita, al di là dell’errore e del pasticcio di comunicazione, una riflessione che fa al di là dei fatti di cui ci siamo occupati. Giovanni Toti, sin dalla sua entrata in carica e, negli anni successivi, con un crescendo inarrestabile, ha dilagato sui social. Si calcola da dieci a dodici al giorno: a tutte le ore e su tutti gli argomenti, anche su questioni di politica estera o su eventi anche calamitosi avvenuti in tutte le parti del mondo. Al limite del paradosso, per non dire del grottesco. Una bulimia di comunicazione che non ha precedenti ma anche poche realtà di questi tempi, anche se la comunicazione sui social è indubbiamente un fenomeno che fisiologicamente si è accentuato. Ma già i sociologi americani più accorti, negli anni Sessanta, prevedendo genialmente questa evoluzione del costume, ne avvertivano i rischi e i pericoli, proprio perché percentualmente aumentavano le possibilità di errori e di gaffes. Anche un appassionato di comunicazione come Umberto Eco, poco prima di morire, avvertiva l’opinione pubblica dei pericoli. E, d’altro canto, siamo invasi di fake news, a volte frutto di stupidità, ma sovente frutto di malafede che ne fanno autentici e pericolosi reati.

Ma Toti persegue un altro “dream” di cui s’è già parlato nelle scorse settimane, un obiettivo che il successo elettorale in Liguria ha accentuato: vuole la leadership nazionale d’un partito moderato che dovrebbe assorbire l’area liberal-democratica inglobando Forza Italia. Ci ha già provato senza successo alcuni anni fa. Adesso non sarà facile muoversi nel dramma del coronavirus, avendo per ora, a livello nazionale, agganciato solo Mara Carfagna. E allora? Proseguirà con tsunami di messaggi social a 360 gradi? La vicenda di ieri, a ragionarci su, ha messo in evidenza i limiti del suo sistema di comunicazione. Forse ci vorrebbe un momento di riflessione. Il sonno della ragione genera mostri.