Bagnasco: "Genova, città di gente dura ma seria"

di Redazione

Il cardinale racconta la città dall'alto del Righi, dove ora risiede e fa il suo augurio a Marco Tasca, nuovo vescovo di Genova

Quattordici anni alla guida della diocesi di Genova, accompagnandola nei momenti di gioa e in quelli tragici, come il crollo del Morandi, i tanti disastri causati dal maltempo e, da ultimo, l'emergenza coronavirus che ha travolto la città e l'Italia. Dopo aver passato le consegne al suo successore, padre Marco Tasca, il cardinale Angelo Bagnasco ha tracciato un bilancio della sua esperienza in un dialogo con il direttore di Telenord, Paolo Lingua. Teatro dell'intervista, una casa sul Righi con una vista a perdita d'occhio sulla città, dove il cardinale si sta concedendo una breve pausa prima di trasferirsi definitivamente nella Casa del clero, vicino alla stazione Brignole.

"E' un ritorno nel luogo dove ho vissuto i miei primi mesi da arcivescovo di Genova, quando benedicevo la città dall'alto di questa montagna con tante speranze. Oggi torno a benedirla, sapendo molto più di prima". 

Il cardinal Bagnasco è sempre stato molto attento ai temi del lavoro: "Mio nonno lavorava in porto e mio padre era un operaio. Nel dopoguerra lo vedevo lavorare notte e giorno, sempre a testa alta come fanno i genovesi".  

Paolo Lingua ha chiesto al cardinale un bilancio delle sue esperienze come presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durata dieci anni, e ora come presidente dei vescovi europei. "E' stata una sorpresa per me arrivare a ricoprire certi incarichi. Sono stati ruoli molto arricchenti per me, perché mi hanno permesso di confrontarmi con tanti confratelli", ha detto Bagnasco. "Per quanto riguarda l'Europa, mi hanno colpito le grandi diversità culturali e storiche dei diversi paesi, ma anche il forte desiderio di trovare una sintesi, che si può trovare solo guardando alle comuni radici nell'umanesimo cristiano e al Vangelo".