Intelligenza artificiale, tra innovazione sostenibile e impatto ambientale

di R.S.

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Uno studio pubblicato su Patterns stima che, nel 2025, i sistemi di IA potrebbero richiedere fino a 23 GW di elettricità

Intelligenza artificiale, tra innovazione sostenibile e impatto ambientale

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai un’infrastruttura fondamentale dell’economia digitale, alimentando motori di ricerca, piattaforme online, reti energetiche e servizi industriali, ma la sua crescita comporta costi ambientali significativi, legati a consumi energetici, emissioni di CO₂ e uso intensivo di risorse naturali. Uno studio pubblicato su Patterns stima che, nel 2025, i sistemi di IA potrebbero richiedere fino a 23 GW di elettricità, generando 32-80 milioni di tonnellate di CO₂, equivalenti alle emissioni di una grande città o di un Paese europeo medio. Oltre all’energia, i data center consumano enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei server, e l’IA potrebbe utilizzare tra 312 e 764 miliardi di litri di acqua all’anno, un volume paragonabile al consumo globale annuale di acqua in bottiglia, con consumi spesso sottostimati nei report ufficiali delle grandi aziende tech. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla responsabilmente: servono trasparenza, rendicontazione ambientale e criteri etici integrati nello sviluppo dei sistemi digitali. Sviluppare un’IA sostenibile significa ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture, migliorare l’efficienza energetica e garantire affidabilità e correttezza nei processi decisionali automatizzati. L’IA può essere una leva di innovazione potente, ma solo se accompagnata da una governance consapevole e sostenibile.

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