India e Seborga: arrestato a Delhi finto ambasciatore di Stati inesistenti o non riconosciuti, come il Principato ligure
di R.C.
All'oscuro di tutto i seborghini, a partire dalla Principessa Nina regnante da cinque anni
Un’ambasciata lussuosa, passaporti falsi, targhe diplomatiche contraffatte e promesse di lavoro in paesi che non esistono: è il mondo costruito da H.J., un 47enne indiano arrestato nei pressi di Delhi per una truffa tanto surreale quanto ben orchestrata. L’uomo si presentava come rappresentante ufficiale di micronazioni e stati immaginari, riuscendo a ingannare decine di persone con l’illusione di opportunità lavorative all’estero.
L'uomo aveva trasformato una residenza di pregio nella periferia della capitale in una falsa ambasciata. All’interno, tutto appariva autentico: bandiere, timbri, documenti ufficiali, addirittura fotomontaggi con leader internazionali tra cui il primo ministro indiano Narendra Modi. All’esterno, quattro auto con targhe diplomatiche false rafforzavano la messinscena.
Tra i “paesi” per cui l'uomo dichiarava di essere ambasciatore figuravano entità eccentriche come Westarctica, una presunta nazione nata da un pezzo dell’Antartide Occidentale; Ladonia, un microstato “artistico” in Svezia; e il celebre Principato di Seborga, un borgo ligure che dagli anni ’60 si autodefinisce indipendente, con tanto di regnante (nella foto ufficiale, l'attuale principessa Nina, designata nel 2020), inno e governo simbolico.
Ma il truffatore era andato oltre, arrivando a inventare completamente uno “Stato di Poulvia”, di cui si diceva addirittura fondatore e capo diplomatico. Nessuna delle vere micronazioni coinvolte – compreso Seborga – era a conoscenza delle sue attività. Sul sito ufficiale del principato ligure, ad esempio, figurano tre rappresentanti in India, ma nessuno è Jain né risiede a Delhi.
Secondo la polizia, l'uomo otteneva denaro promettendo impieghi in queste “nazioni”, arrivando a incassare cifre rilevanti. Durante le perquisizioni, le forze dell’ordine hanno sequestrato circa 40mila euro in rupie indiane e valuta estera, oltre a documenti bancari che dimostrano attività sospette in Camerun, Isole Mauritius, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. Gli inquirenti sospettano anche un possibile riciclaggio internazionale di denaro.
Il truffatore, figlio di un noto industriale indiano, aveva studiato a Londra e nel 2012 era già stato arrestato per il possesso illegale di un telefono satellitare. Questa volta, però, potrebbe finire coinvolto in un’indagine molto più ampia, che include legami con un controverso imprenditore indiano accusato di frodi per oltre 70 milioni di euro, già condannato in Svizzera a sei anni e mezzo di carcere.
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