Impalcati: l'adeguamento necessario potrebbe costare una cifra record

di Claudio Baffico

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Impalcati: l'adeguamento necessario potrebbe costare una cifra record

La messa in sicurezza di ponti, viadotti e impalcati genovesi rischia di trasformarsi in una delle sfide economiche più impegnative mai affrontate dal Comune. Secondo una recente stima degli uffici tecnici, adeguare le infrastrutture cittadine alle prescrizioni Ansfisa potrebbe costare fino a 1,8 miliardi di euro nell’arco di cinque anni.

Una cifra ben più alta rispetto alle valutazioni circolate fino a poche settimane fa, quando la sindaca Silvia Salis aveva indicato un fabbisogno compreso tra 700 milioni e un miliardo. L’assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante, intervenendo a margine di un incontro al Matitone, ha spiegato che la nuova proiezione tiene conto non solo delle strutture in sé, ma anche di tutte le opere accessorie e delle interferenze che inevitabilmente emergono durante i cantieri: sottoservizi, corsi d’acqua, sbancamenti e dislivelli. «I calcoli precedenti erano per difetto – ha sottolineato –. Il lavoro è enorme e non sarà semplice spiegarlo ai cittadini".

Al momento le risorse disponibili sono limitate: 9 milioni di euro destinati alle ispezioni, che dovranno concludersi entro il 30 giugno 2026, e altri 10 milioni per avviare immediatamente i monitoraggi. Finora sono state analizzate circa 100 strutture, con un livello medio di criticità stimato attorno al 30%. In totale, però, ponti, viadotti e impalcati a Genova sono circa 650. "Di fatto la città è costruita su queste opere – ha rimarcato Ferrante –. È una situazione unica in Italia".

Proprio questo primato poco invidiabile rappresenta l’argomento principale con cui Palazzo Tursi punta a ottenere finanziamenti straordinari dal governo. Il Ministero delle Infrastrutture attende entro fine giugno i risultati delle ispezioni da parte di tutti i Comuni, ma al momento non ha indicato canali di copertura economica. "Con decine di ponti ci si potrebbe arrangiare – osserva l’assessore –. Con 650 strutture siamo già oltre i 20 milioni senza aver avviato alcun intervento vero e proprio, una cifra fuori dalla portata del bilancio comunale". Da qui la richiesta di poter utilizzare risorse rimaste inutilizzate, legate ai fondi post-crollo del ponte Morandi.

Non manca, infine, una stoccata alla precedente amministrazione: secondo Ferrante, se alle ispezioni si fosse dato seguito immediatamente dopo il completamento del censimento, avvenuto a giugno 2024, oggi il Comune avrebbe almeno un anno di vantaggio. "Ora – conclude – siamo costretti a una maratona che in pochi mesi rischia di mettere sotto pressione l’intera città".

Nel frattempo, già nei prossimi giorni potrebbero arrivare le prime conseguenze concrete per i cittadini. In corso Europa, dove sono emerse criticità statiche lungo tutto il tracciato della Pedemontana da San Martino a Nervi, si valutano limitazioni al traffico: dallo stop ai mezzi pesanti fino a restringimenti di carreggiata e sospensione della sosta. Una misura che segnerebbe solo l’inizio di una fase complessa per la viabilità genovese.

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