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Il regno del saggio Angelo Bagnasco

di Paolo Lingua

Il cardinale Angelo Bagnasco può senza alcun dubbio essere definito un colto, prudente (ma coraggioso e deciso quando era necessario) “conservatore illuminato”. Una lunga carriere nelle parrocchie e come docente di letteratura e di teologia nel seminario arcivescovile di Genova, docente di teologia in Vaticano. E poi arcivescovo di Pesaro e responsabile dei cappellani militari, con il grado di generale d’armata. E infine per 14 anni arcivescovo metropolita di Genova, nel corso dei quali è stato presidente della Cei e, ancora in carica, presidente della Cei europea. Una lunga carriera nel corso della quale Angelo Bagnasco ha raggiunto tutti gli obiettivi di maggior prestigio, senza arroganza, senza ostentazione e senza alcuna aggressività o ambizione. Stamani, nella conferenza in cui è stato dato l’annuncio della nomina del suo successore, il francescano Marco Tasca è apparso sorridente e distaccato. Ha detto che chi non si affanna per raggiungere cariche è sempre sereno e consapevole. Il che, ha precisato, non vuol dire essere indifferente. In

Queste affermazioni sorridenti c’è un po’ tutta la sua personalità e il suo carattere. L’uomo e il sacerdote capace di prendere posizioni forti in difesa dei posti di lavoro e delle imprese in crisi o di schierarsi a fianco di chi voleva la ricostruzione immediata del ponte senza dimenticare mai le vittime innocenti del disastro è lo stesso capace di sorridere dinanzi a un piatto di farinata, suo unico e piccolo vizio. Un altro suo pregio, accanto a un forte autocontrollo, era la capacità di mediazione sia per la gestione di fatti importanti, sia tra le persone, un comportamento dettato dal suo desiderio costante di “capire” e di entrare dentro ai problemi e anche alla psicologia dei suoi interlocutori.

Per comprenderlo sino in fondo può essere determinante ricostruire il suo complesso rapporto con Papa Francesco che, per molti aspetti, è una personalità diversa dalla sua per formazione e anche per visione della Chiesa e della società. E’ noto che nelle prime votazioni (orientative tra i cardinali, come è noto) del conclave in cui venne eletto poi Bergoglio,

Bagnasco, come molti porporati italiani, aveva espresso un voto differente. Poi, nel corso della approfondita discussione interna tra i porporati, si passò invece all’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires. Nei primi mesi del pontificato di Francesco si era avuta l’impressione che tra i due ci fosse molta freddezza. Invece, in tempi rapidi, Francesco apprezzò le capacità di prudenza e la assoluta mancanza di faziosità di Bagnasco sempre convinto che nella Chiesa di deve fare squadra e agire per un interesse superiore. Per questo Bagnasco, per scelta precisa e convinta di Francesco, divenne presidente della Cei, riportando i vescovi italiani a una grande unità di intenti. Il tempo spiegherà ancor meglio la preziosa azione di Bagnasco tra i vescovi e il suo costante impegno nel sociale e nel combattere ingiustizie, disparità e per riportare i più deboli alla dignità di cittadini. Molte azioni di Bagnasco emergeranno nel tempo. E questo spiega anche il perché, conclusa l’esperienza italiana, il Papa lo ha portato al vertice della Cei europea, avendo capito che la Chiesa, in un momento travagliato, doveva essere ancora una volta un elemento di unione, nel nome di ideali superiori. Bagnasco resterà al vertici dei vescovi d’Europa ancora per un anno e punterà con la sua grande capacità di mediazione (che è il contrario del compromesso) a unificare e ad amalgamare l’azione della Chiesa cattolica in un continente in cui si è formata la civiltà e la democrazia ma che sta attraversando un momento travagliato in molti sensi. Lo farò con il animo tranquillo, sereno, forte e libero da pregiudizi. Con un sorriso potrà dire al termine dei suoi prestigiosi incarichi, come San Paolo:”La mia corsa è finita; ho combattuto una buona battaglia; ho conservato la fede”:







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