Il porto: la grande scommessa dei prossimi anni

di Edoardo Cozza

Il porto: la grande scommessa dei prossimi anni

Nel corso degli ultimi vent’anni a Genova (ma anche in altre zone della Liguria) la presenza dell’industria tradizionale (meccanica, chimica, ecc.) si è decisamente ridotta e ridimensionata: discorso complesso, ma indubbiamente legato alla curva in discesa della economia che aveva segnato il cosiddetto “boom” del dopoguerra. Invece, è cresciuto tutto quanto attiene al sistema portuale – discorso che vale per Savona e per La Spezia – allo shipping e ai servizi funzionali, a cominciare dal sistema dei trasporti. Questa spiega, accanto a una profonda trasformazione dell’economia mondiale, l’interesse che cresce, ogni giorno, intorno al sistema portuale. Genova, come è noto, è il maggior porto italiano e uno dei maggiori tre del Mediterraneo, con una posizione geografica che ne fa una situazione particolarmente strategica. Ha però ragione – e lo predica da tempo – uno dei maggiori operatori portuali, Aldo Spinelli, quando ripete che occorre sbrigarsi a realizzare lo spostamento a mare della diga foranea e che occorre potenziare le reti di comunicazione, in particolare il sistema ferroviario che è, per un errore storico e per infiniti ritardi, ancora inadeguato a quelle sono già oggi, ma che si annunciano in forte crescita, le esigenze del domani.

Ora, anche con l’intervento da parte dei fondi statali e in particolare di quelli europei, sembra che finalmente il progetto decolli. La diga, con l’adeguato dragaggio dei fondali e profonde modificazioni alle banchine d’attracco, dovrebbe consentire l’arrivo delle nuove unità che portano rinfuse ma in particolare container con un potenziale assai maggiore dell’attuale. Ma i maggiori spazi del porto porteranno anche all’incremento del traffico dei traghetti e soprattutto delle navi da crociera. Se non ci saranno intoppi si potrà disporre del nuovo sistema d’accesso portuale in quattro - cinque anni. Nello stesso tempo dovrebbe essere ristrutturato lo storico edificio dell’ Hennebique e dovrebbe diventare recettivo al turismo e ai panfili lo Wateterfront di Levante che sostituirà ruoli e funzioni nell’area che fu della storico Fiera di Genova. Nello stesso tempo – e se ne è parlato e discusso proprio in questi giorni – si annunciano altre profonde trasformazioni, che vedono, per gli aspetti che ne coinvolgono il ruolo istituzionale, anche il Comune e la Regione. Il primo caso, che del porto è una realtà complementare, riguarda l’annuncio di opere importanti per potenziare l’aeroporto “Cristoforo Colombo”. Si annuncia la crescita del numero dei voli e dei collegamenti nazionali e internazionali e, contemporaneamente crescerà con nuovi edifici la potenzialità recettiva. Sarà rifatta la pista e tutto sarà ammodernato con le nuove tecnologie. Lo scalo aereo di Genova non dispone d’uno spazio immenso,

ma, come è stato sottolineato nei giorni scorsi dallo stesso sindaco Marco Bucci , convive, senza alcun danno reciproco, con la città ed è raggiungibile dai cittadini e da chi opera sul piano imprenditoriale nel volgere di poco più di dieci minuti: un caso raro e fortunato.

Altri progetti si annunciano ma non sono tutti in marcia con alle spalle il vento dell’ottimismo. Il caso più complesso – con una vicenda che si trascina da più di trent’anni – resta quello dello spostamento dei depositi petrolchimici Superba e Carmagnani da Multedo. L’Autorità Portuale, d’intesa con ilo Comune, ha di fatto deciso il trasferimento a Ponte Somalia nell’area portuale di Sampierdarena. Ma se il quartiere di Multedo è in festa, Sampierdarena è insorta. Era prevedibile: il sindaco ha annunciato che il trasferimento sarà realizzato, con La strategia della ricostruzione del Ponte Morandi, in due anni. Ma è subito sorto il problema di come e dove sistemare le navi del gruppo Grimaldi che prima si appoggiavano nell’area destinata ai depositi, mentre continueranno proteste, raccolte di firme e forse anche ricorsi da parte dei residente di Sampierdarena, ma è emerso anche un problema che riguarda l’ ENAC (Ente nazionale aviazione civile) che deve valutare se la distanza tra i depositi e l’aeroporto e calcolare se esistono eventuali rischi considerato che darà il via ai lavori di ampliamento e di ristrutturazione dello scalo. Il parere dell’ ENAC non è stato ancora chiesto, ha rimarcato il suo presidente e quindi tutte le procedure non sono state ancora completate. In queste vicende, al di là dei contenuti degli specifici interventi che vanno valutati da tutti gli aspetti, giovano anche eventuali impuntature per errori di procedura e di diplomazia. Sarà importante valutare le prossime mosse dei doversi enti coinvolti.

A tirare le somme, superando poi tanti altri aspetti dei diverso peso nel contesto della trasformazione del porto, appare sempre più evideente che lo scalo è davvero la grande scommessa economica del territorio perché implica tante realtà che coinvolgono produzione, commercio, tecnologie avanzate, trasporti, turismo. Questo spiega anche l’esigenza che si acceleri nella realizzazione d’una rete di comunicazione che coinvolga il potenziamento della rete ferroviaria con l’innesto, grazie al Terzo Valico, dell’alta velocità. Ma la Gronda autostradale, la modernizzazione della rete ferroviaria tradizionale, il raddoppio definitivo della Genova-Venimiglia non sono casi a sé. Ma tutto è connesso e va realizzato in molto meno di dieci anni, se possibile. Allora sarà davvero la “Nuova Liguria” che tutti, proprio in questo momento di pandemia, si aspettano finalmente.