“Il Ponte Morandi è a rischio crollo”. Il report del 2014 ignorato da Atlantia

di Redazione

ll documento è stato trovato nei registri della società che controlla Autostrade per l'Italia

“Il Ponte Morandi è a rischio crollo”. Il report del 2014 ignorato da Atlantia

Il documento che per la prima volta svela il "rischio crollo" per il Ponte Morandi è stato ignorato per anni. Sino ad oggi i dirigenti di Autostrade per l'Italia hanno dichiarato davanti ai magistrati e ai media che per il viadotto genovese sul torrente Polcevera nessun report di Spea (società delegata al monitoraggio della rete autostradale) aveva mai messo in allarme nero su bianco il pericolo di crollo.

In realtà gli inquirenti della Guardia di Finanza che indagano sul crollo hanno scoperto un report che era stato inviato da Spea anni prima della tragedia e sempre ignorato da Atlantia. I finanzieri vogliono capire se il documento è stato trascurato in modo strategico per evitare la concessione o se invece è finito nel dimenticatoi per negligenza. Del report sui pericoli del Morandi si era già parlato subito l'avvio dell'indagine, ma l'atto scritto in questi giorni viene valutato con attenzione in prospettiva degli altri sviluppi processuali della grande indagine sul crollo del Morandi.

I magistrati che indagano sulcrollo del viadotto, avvenuto il 14 agosto del 2018 causando 43 vittime, vogliono capire perché il progetto di consolidamento del ponte (retroffiting) soltanto nel febbraio del 2018 sia stato sottoposto alla valutazione del provveditorato delle opere pubbliche e nel giugno sia giunto al Mit nonostante il "rischio crollo" fosse stato già certificato quattro anni prima. I lavori sarebbero dovuti iniziare nell'autunno del 2018. Magistrati e investigatori chiedono ai 73 indagati di omicidio e disastro colposo plurimi come mai da una parte il ponte veniva classificato con voto inferiore a 50 (oltre questo livello si applicano misure di limitazione al traffico o chiusure), quindi con rischio basso. Le intercettazoni agli atti dell'inchiesta evidenziano che i monitoraggi di Spea fossero edulcorati per evitare limitazioni e per risparmiare sugliinterventi. C'è un altro dato che fa riflettere gli investigatori: dal 2014 in poi le polizze assicurative sul viadotto genovese erano aumentate notevolmente.