Il Museo Civico Lia accoglie “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello”

di Luca Pandimiglio

“Accogliere un’opera di così straordinario valore, rappresenta per la nostra città un momento di grande prestigio culturale"

Questa mattina nel corso di una conferenza stampa sono stati presentati dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dalla dirigente dei Servizi Culturali Rosanna Ghirri e dal direttore Andrea Marmori il nuovo ingresso del Museo Civico “Amedeo Lia” e la mostra “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori, un’importante occasione di approfondimento storico-artistico e spirituale in occasione della Pasqua. Protagonista assoluta la maestosa tela raffigurante la Resurrezione di Cristo di Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 circa – 1594), proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’opera viene esposta in dialogo con due dipinti della collezione civica, permanente, del museo: la “Deposizione dalla Croce” dello stesso Tintoretto e il potente “Cristo deposto” di Giovanni Busi detto Cariani, dando vita a un confronto di straordinaria intensità figurativa e simbolica attorno ai temi centrali del Mistero Pasquale.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Accogliere al Museo Civico “Amedeo Lia” un’opera di così straordinario valore come la Resurrezione di Jacopo Tintoretto, tra i massimi protagonisti del Rinascimento veneziano del Cinquecento, rappresenta per la nostra città un momento di grande prestigio culturale. Il prestito concesso dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, tra le più importanti istituzioni museali del Paese, testimonia la credibilità e il livello ormai raggiunto dal nostro Museo. In occasione della Pasqua, questa mostra assume un significato ancora più profondo, offrendo alla comunità e ai visitatori un’opportunità di riflessione sui temi universali della vita, della morte e della rinascita, che da sempre accompagnano la tradizione cristiana e la sua rappresentazione artistica. Questa esposizione è inoltre l’occasione per inaugurare il nuovo ingresso e la rinnovata reception, un ulteriore investimento dell’Amministrazione volto a rendere il Museo sempre più attrattivo, accogliente e all’avanguardia, capace di rispondere alle esigenze di cittadini e turisti anche a livello internazionale. È anche il risultato concreto dell’impegno dell’Amministrazione, che ha scelto di investire con decisione nella valorizzazione del Museo. Grazie al rinnovo dell’accordo con la famiglia Lia per il comodato d’uso gratuito delle opere, elemento fondamentale per garantire continuità e qualità alla proposta culturale. Un lavoro che guarda al futuro, con l’obiettivo di rendere La Spezia sempre più protagonista nel circuito dell’arte e della cultura”.

Entrambe le iniziative, il restyling e la mostra, sono parte integrante del percorso delle celebrazioni del trentennale del Museo. Nel solco della valorizzazione straordinaria del “piccolo Louvre della Liguria” su cui l’Amministrazione ha investito importanti risorse anche grazie al rinnovato accordo con la famiglia Lia nel 2023, è stato completamente ripensato l’ingresso del Museo con due eleganti lampadari, è stata ristrutturata la reception con un desk in legno e cornici a rilievo con immagini delle opere del museo retroilluminate, rinnovata l’area bookshop rinnovata e sostituite le vetrate nelle parti superiori senza oscuranti per permettere la vista immediata dell’interno del Museo.

La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori prende spunto dal celebre verso della sequenza pasquale Victimae Paschali Laudes, tradizionalmente cantata nella solennità di Pasqua: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. Da questa immagine liturgica nasce l’idea di mettere a confronto opere che affrontano, con sensibilità e linguaggi differenti, i momenti cruciali della vicenda evangelica: la morte di Cristo, la deposizione e la resurrezione.

Fulcro dell’esposizione è la grande Resurrezione di Cristo di Tintoretto, dipinto monumentale originariamente collocato nel Palazzo Ducale di Venezia, nella cosiddetta Stanza dello Scudo, ambiente destinato al ricevimento degli ospiti illustri e decorato con carte geografiche raffiguranti i territori della Serenissima e le regioni del mondo conosciuto. In questo contesto simbolico, dominato dall’immagine del potere veneziano e dall’idea di un universo esplorato e dominato dalla Repubblica, si ergeva la figura del Cristo risorto, lux mundi, che emerge trionfante dal sepolcro con il vessillo crociato, segno della vittoria della vita sulla morte.

Nel dipinto, la scena è costruita con grande forza drammatica. Cristo si leva luminoso sopra il sepolcro, mentre la sua figura irradia una luce salvifica che rischiara l’oscurità circostante. Intorno a lui le guardie sono travolte dall’evento miracoloso: distese in primo piano con la monumentalità di antiche divinità fluviali, mostrano muscolature possenti e pose scomposte, quasi accecate dalla rivelazione improvvisa. Sul fondo si intravede il Golgota, immerso in una luce livida, con le croci ancora visibili all’orizzonte. La composizione unisce tensione teatrale e potenza luministica, elementi caratteristici della pittura di Tintoretto.

Accanto a questa tela di grandi dimensioni, il percorso propone il confronto con la Deposizione dalla croce, conservata al Museo Lia, opera databile tra il 1555 e il 1556, anch’essa opera Tintoretto. Il dipinto testimonia un momento particolare nell’ascesa dell’artista veneziano, segnato dal confronto con le novità introdotte a Venezia dal giovane Paolo Veronese, giunto in città nel 1553. In questa fase Tintoretto sperimenta una tavolozza più chiara e brillante, con gialli cremosi e rosa vellutati che schiariscono la tradizionale gamma cromatica più cupa e drammatica della sua pittura.

Nonostante questa apertura cromatica, il racconto mantiene un’intensità tragica profonda: il corpo nudo di Cristo, disteso accanto alla Madre, troppo giovane e troppo bella nella sua disperazione, diventa il centro emotivo della scena, mentre attorno si agitano figure sconvolte da gesti disperati e movimenti convulsi.

A completare il dialogo è il Cristo deposto di Giovanni Busi detto Cariani, una delle opere più suggestive della collezione del Museo Lia e tra le più alte testimonianze della pittura lombardo-veneta tra Quattro e Cinquecento.

Cariani, artista legato al contesto culturale tra Venezia e Bergamo, sviluppa una pittura caratterizzata da una forte concretezza espressiva e da una resa plastica delle figure influenzata tanto dalla tradizione veneziana quanto dalle suggestioni lombarde. Nel dipinto del Museo Lia il corpo di Cristo appare livido e scultoreo, sorretto da figure enigmatiche vestite all’antica e probabilmente riconducibili a un contesto familiare della committenza. L’assenza della croce, il paesaggio fumoso sullo sfondo e lo sgomento degli astanti contribuiscono a creare una scena sospesa e drammatica, dove il pathos della Passione si intreccia con una sorprendente intensità umana.

Attraverso il confronto tra queste opere, la mostra invita a riflettere su come gli artisti del Rinascimento abbiano affrontato e interpretato i temi fondamentali della liturgia pasquale — dalla crocifissione alla deposizione, dal compianto fino alla resurrezione — traducendo il dramma e la speranza della vicenda cristiana in immagini di straordinaria potenza narrativa.

L’esposizione si configura dunque come un percorso di lettura iconografica e spirituale che, partendo dalle opere conservate nel museo e arricchendosi della presenza eccezionale della grande tela veneziana, mette in scena il confronto tra Morte e Vita, tra dolore e redenzione, tra ombra e luce: quel “prodigioso duello” che costituisce il cuore della tradizione pasquale e della sua rappresentazione artistica.

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