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Il Festival... "s'ha da fare"

di Paolo Lingua

Il Festival... "s'ha da fare"

C’è da augurarsi che tutte le tempeste in corso – reali e anche strumentali – sul Festival di Sanremo, giunto quest’anno alla sua settantesima edizione, si chiudano all’insegna del buon senso e che il Festival si faccia. E’ chiaro che sarà necessario valutare tutte le possibili prevenzioni sanitarie perché tra un mese la rete delle infezioni non si sarà ancora troppo allentata, ma non è possibile annullare un evento come il festival oppure rimandarlo sine die, anche perché ci sono appuntamenti, contratti, problematiche organizzative e mille altri problemi che non possono essere rinviati. Non solo: Sanremo sta attraversato, sia pure non unica località turistica della Liguria e dell’Italia, un momento estremamente delicato. La pandemia non ha risparmiato la Riviera di Ponente e anche Sanremo, proprio nei giorni scorsi. Il flusso turistico italiano e straniero che nella città dei fiori è molto alto anche nei mesi invernali, per via del clima temperato e in particolare della presenza del Casinò, è rimasto di fatto bloccato.

Molti alberghi sono rimasti chiusi. Lo stesso discorso vale per bar e ristoranti, molti dei quali sono strettamente collegati agli eventi (manifestazioni, mostre, congressi) e alla vita normale del Casinò. Nei giorni scorso da parte del sindaco e dei vertici del comune si è appreso che, proprio per tutti questi aspetti negativi, il bilancio dell’amministrazione sta andando in “profondo rosso, ma questo accade in un momento in cui dovrebbero decollare importanti interventi per migliorare la qualità della vita (e quindi dell’ospitalità) di Sanremo. Dovrebbero iniziare i lavori di restauro e di ristrutturazione del centro storico della Pigna, il quartiere attorno al quale Sanremo è sorto molte centinaia di anni fa. Ma è indubbio che se fosse bloccato il festival le casse del cune subirebbero un’altra grave ferita difficilmente rimarginabile, perché si perderebbero gli introiti pubblicitari, di promozione  e di molte altre voci di introito.

Il Festival va dunque realizzato perché è l’immagine stessa della città che gioca il suo ruolo e la sua fama. E non solo: oltre a Sanremo è in gioco anche la Liguria che ospita la manifestazione che interessa non solo l’Italia, ma anche l’Europa e molti Pesi di tutto il mondo. Tutti sappiamo quante trasmissioni dirette ed esclusive il festival suscita, per via della passione per la musica e per le sue novità e per i personaggi di fama internazionale che partecipano alla gara in se stessa oppure che sono ospiti. Le soluzioni per una manifestazione che per forza di cose dovrà uscire dal solco della tradizione certamente ci sono. Certo, la questione più delicata riguarda il pubblico in sala che molto difficilmente sarà recuperabile nella tradizione di tutti gli anni. Che ci sia una truppa di sostenitori scelti appositamente e in numero limitato, che si abolisca il pubblico, che persino, come è stato suggerito, si facciano accomodare in sala dei vaccinati, si troverà la soluzione idonea.

Resta – e questo è importante sul piano strategico – la trasmissione televisiva che sarà seguita in diretta da decine e decine di milioni di spettatori in tutto il mondo per cinque giorni di seguito, arrivando a eccezionali punte di audience. Su questo si deve puntare con decisione e non cedere agli eccessi di freni esagerati e assurdi. E’ possibile dar vita al 70° Festival con tutti i riguardi sanitari possibili, senza rischi di coronavirus, senza privare un esercito virtuale di fans d’un appuntamento che non si può annullare. E sarà un sorso di vita per Sanremo che, oltre ad averne assoluto bisogno viste le premesse che abbiamo illustrato, deve mantenere a tutti i costi, al di là dei drammatici conti in rosso che si spera possano essere colmati in temi accettabili, una immagine di prestigio che da quasi due secoli mantiene a livello internazionale. Il festival “s’ha da fare”. Aspettiamo la musica che scalda i cuori.