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Il cocciuto “no”al Mes in un momento critico

di Paolo Lingua

Il governo, come raccontano le cronache, sta mettendo a punto progetti di riforma e di bilancio, accanto alla strategia di come impiegare il famoso “tesoro” del “Recovery Fund” di 209 miliardi. C’è un vortice di progetti e di proposte, cui concorrono i partiti della maggioranza, non senza rischio di procedura e di scelte. Infatti emergono – in particolare dal mondo travagliato del M5s – proposte più di immagine e demagogiche, mentre ci si aspetterebbe una strategia strettamente legata alla ripresa della produzione operativa e industriale, in particolare le tanti grandi opere ancora ferme, attività che porterebbero oltre che a una crescita degli investimenti e dell’occupazione, anche una serie di canali complementari proprio per far riprendere il sistema.

Questi sono i dubbi che suscita il governo, certamente preso in contropiede dalla crescita travolgente del coronavirus il cui andamento non è per ora prevedibile. E la diffusione dei contagi – è indubbio – condiziona certamente la ripresa economica in un momento di particolare crisi non sono nazionale.

Proprio a questo proposito, colpisce anche nell’atteggiamento del premier Giuseppe Conte, il costante evitare di affrontare il tema incombente degli investimenti nel settore sanitario e ospedaliero in generale di cui incombe l’urgenza non solo per le esigenze contingenti, ma anche in funzione della più complessa riforma del settore. Stupisce quindi sempre di più che il governo eviti volutamente di affrontare il tema del ricorso ai fondi del Mes. Si tratta – vale la pena di ricordarlo ancora una volta – di un prestito, a un tasso di interesse molto basso (inferiore al Recovery), di ben 37 miliardi da investire immediatamente nella sanità. Sarebbe davvero un colpo di reni per il bilancio italiano. Conte però rinvia la questione ed evita di affrontarla, anche perchè , com’è noto, all’interno del governo i grillini sono per il “no” testa bassa insistendo sul principio da sempre annunciato di ostilità nei confronti delle scelte dell’Europa. Il che però crea una contraddizione con il favore, espresso dai ministri del M5s, nei confronti del Recovery. E’ indubbio però che sta nascendo un momento di tensione. Il Pd, concetto ribadito più volte dallo steso Zingaretti, insiste per optare per il Mes e in questo periodo insiste. A Favore del Mes ha preso una clamorosa posizione Matteo Renzi, in diversi interventi ma anche con una dichiarazione in senato. Nel centrodestra le posizioni sono divise: è nettamente favorevole Forza Italia, anche con dichiarazioni di Tajani e dello stesso Berlusconi e sono favorevoli e piccoli partiti dell’area di centro. Contraria al Mes Giorgia Meloni e, da sempre, anche la Lega. Ma proprio questo partito negli ultimi tempi ha assunto un atteggiamento più possibilista. Il problema di Conte è evitare una potenziale crisi di governo in un momento politico troppo delicato e con il M5s che rischia di implodere per i contrasti tra le diverse componenti interne. Al di là dei giochi di maggioranza, resta l’assurdo di un “no” cocciuto che parte da un pregiudizio che di fatto nessuno comprende. Così, salvo colpi di scena, l’Italia resta in stallo di fronte a una prospettiva che porterebbe soltanto dei vantaggi. La vicenda brucia nelle mani del Pd che, ancora una volta, per salvare il governo ed evitare le elezioni politiche deve trovare una acrobatica intensa con i grillini.